Il rombo dei caccia e il silenzio della pace Tra l’America che si ripiega su sé stessa, le lobby che guardano alle risorse e i cieli di Teheran attraversati da aerei stranieri, una domanda inquieta: quando la libertà manca, anche il suono della guerra può sembrare speranza. di Gianfranco Blasi C’è nelle guerre di Trump e nelle sue posture qualcosa di eccessivo. Negarlo significherebbe negare la realtà. L’uomo è bizzarro, imprevedibile, istintivo. Ma non è solo. Con lui c’è un’America profonda, viscerale, che sente di essere stata messa ai margini e che oggi rivendica voce e centralità. È questa energia che lo ha riportato alla Casa Bianca. Dentro quel fronte convivono sensibilità diverse. C’è un’America che vuole ritrarsi, pensare ad intra più che ad extra, difendere confini materiali e simbolici, ridurre l’ambizione universalistica che per decenni ha accompagnato la politica estera statunitense. Non sogna di esportare un modello: vuole proteggerlo. Accanto a questa spin...