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  Nel nuovo intervento per Pensieri Meridiani , Gerardo Lisco parte dalla frattura sulla guerra in Ucraina per interrogarsi sulla più profonda crisi di identità del cosiddetto “campo largo”. Kiev, sostiene Lisco, è soltanto la manifestazione più evidente di divisioni che riguardano la cultura politica, l’Europa, la NATO, l’economia, il lavoro e il rapporto con la sovranità. Alle radici c’è una questione mai davvero risolta: la difficoltà del centrosinistra italiano di costruire una sintesi politica capace di andare oltre il celebre “ma anche” veltroniano. Per Lisco, allargare continuamente il perimetro della coalizione senza chiarire che cosa la tenga insieme rischia di trasformarla in un semplice cartello elettorale. La vera sfida, allora, non è soltanto conquistare voti alla destra, ma ricostruire una cultura politica e restituire una ragione a quei milioni di italiani che hanno scelto l’astensione. Un’analisi critica e, insieme, una domanda aperta sul futuro del centrosinis...
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  Difficile che si arrivi alle primarie a tre fra Salis, Schlein e Conte o magari a quattro anche con Renzi IL TRAPPOLONE DELLE PRIMARIE Schlein, Salis e il gioco di Bettini   di Gianfranco Blasi C'è qualcosa di curioso, e forse di molto meno casuale di quanto possa apparire, nell'insistenza con la quale Goffredo Bettini continua a evocare Silvia Salis come possibile protagonista del futuro centrosinistra. L'ultima uscita è quella di questi giorni. Bettini, intervistato dal Foglio , torna a parlare di primarie, di Renzi e soprattutto di Silvia Salis, immaginandola protagonista di una nuova area riformista. Il tema non è nuovo. Da mesi, attorno alla sindaca di Genova, si muove una rete politica e culturale che va ben oltre il Partito democratico e che comprende pezzi del mondo riformista, amministratori locali, Matteo Renzi e, sullo sfondo, anche l'attenzione di Giuseppe Conte. Ma la domanda è un'altra: perché Bettini si spende così tanto per Silvia Salis...
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  Gerardo Lisco torna a interrogarsi sulla crisi dell’egemonia americana attraverso un’immagine potente. Quella di Ulisse che cerca la strada per tornare ad Itaca. A partire dall’Odissea di Nolan, l’autore legge il film come metafora di un’America che ha smarrito parte della propria centralità e, soprattutto, della propria capacità di sedurre il mondo attraverso il soft power. Non è soltanto una crisi di Potenza ma di identità, di modello e di visione del futuro. Sullo sfondo, la trasformazione dell’ordine internazionale, l’ascesa cinese e l’occasione mancata di un’Europa più autonoma. Un viaggio, quello di Lisco, dentro il mito, per capire dove stia andando l’America e, forse, dove stia andando l’Occidente. Gianfranco Blasi   L’America cerca Itaca: l’Odissea di un impero in crisi   Di Gerardo Lisco Ieri sera mi sono deciso e sono andato a vedere L’Odissea di Nolan. Ne sono uscito con l’impressione di avere assistito non tanto a una rilettura del poema ome...
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Guccini, cantastorie del tempo lento Da ragazzo Guccini mi piaceva molto. Poi, quasi senza accorgermene, le sue canzoni sono scivolate dentro la mia coscienza   di Gianfranco Blasi Francesco Guccini se n'è andato qualche giorno fa. E lo ha fatto come avrebbe probabilmente desiderato: senza clamore, senza retorica, affidando al suo amato tempo lento il compito di trasformare un addio in memoria. Non il fragore dell'ultima scena, ma il silenzio di una porta che si chiude piano. Un saluto leggero. Con lui non scompare soltanto uno dei più grandi cantautori italiani. Si allontana un modo di guardare il mondo. Un modo di scrivere canzoni che non rincorreva il successo, ma inseguiva le domande. Che non cercava ritornelli facili, ma parole destinate a sedimentare nella coscienza. Oggi viviamo nell'epoca della musica che riempie gli stadi, dei concerti monumentali, delle hit costruite per durare il tempo di una stagione. Guccini apparteneva a un'altra geografia sent...