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  Caro Armando Tita, ti ringrazio per le parole che hai voluto scrivere e che riporto di seguito, ma soprattutto per il modo in cui hai scelto di raccontare Il cuore mancato . La tua non è soltanto una recensione. E’ una piccola e preziosa cronaca intima della nascita di un libro, osservata da vicino, dentro quelle stanze della casa editrice dove, giorno dopo giorno, un’idea diventa pagina, poi progetto e infine libro. Hai visto crescere questo lavoro, ne hai seguito le fatiche, le discussioni, le correzioni, le incertezze e le scelte definitive. Hai visto, in qualche modo, anche ciò che il lettore non può vedere: la parte umana che sta dietro ogni prodotto editoriale. Per questo la tua testimonianza mi emoziona particolarmente. Hai saputo raccontare non soltanto ciò che Il cuore mancato contiene, ma anche il tempo, la passione e le persone che lo hanno accompagnato fino alla sua conclusione. E forse è proprio questa la forma più bella di amicizia intellettuale: esserci, o...
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  La riflessione di Gerardo Lisco su Il cuore mancato Ringrazio Gerardo per la profondità e la sensibilità con cui ha letto e interpretato il mio libro Il cuore mancato. La sua non è soltanto una recensione, ma una riflessione filosofica e umana che, partendo dalla vicenda del piccolo Domenico Caliendo, ci conduce al cuore di uno dei più grandi paradossi dell'esistenza: una morte che può restituire la speranza di vivere. Attraverso Kierkegaard e Hans Jonas, Lisco esplora l'angoscia dell'attesa, la libertà della scelta e la responsabilità che deve accompagnare ogni conquista della medicina. Particolarmente intensa è l'immagine delle due famiglie, sconosciute l'una all'altra, unite dal dolore e dalla possibilità della donazione. Ne emerge una questione fondamentale, che attraversa anche le pagine del mio libro: il progresso scientifico non può mai prescindere dal rispetto della persona e dal limite etico. Sono grato a Gerardo per aver colto questa dimensione del...
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  Un pensiero di Michele Aldo Radice su Il cuore mancato Ci sono letture che arrivano al termine di un libro e altre che, invece, continuano a camminargli dentro. Il pensiero che Michele Aldo Radice ha voluto dedicarmi dopo aver letto Il cuore mancato appartiene, per me, alla seconda categoria. Michele, per gli amici, è oggi presidente dell’Associazione degli ex consiglieri regionali e parlamentari della Basilicata, della quale ho l’onore di essere portavoce. Ma il suo ruolo istituzionale non racconta tutto il valore del nostro rapporto: ci lega anche una lunga amicizia e una comune attenzione per le vicende della nostra terra e per quei temi nei quali la politica, la cultura e la dimensione umana finiscono inevitabilmente per incontrarsi. Michele è stato tra i primi a leggere il libro e, proprio per questo, le sue parole mi sono particolarmente care. Ha colto un aspetto che considero essenziale del mio lavoro: Il cuore mancato non nasce dal desiderio di formulare sentenze,...
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  Un grazie ad Aldo Noviello Desidero ringraziare il professor Aldo Noviello , sociologo e insegnante emerito di Psicologia, per questa recensione che ha saputo andare oltre le pagine de Il cuore mancato . La sua lettura coglie, infatti, ciò che ho cercato di raccontare: non soltanto la storia di Domenico e della sua famiglia, ma le domande profonde che quella vicenda pone sul rapporto tra la scienza, la vita, la morte, il limite e la responsabilità. Aldo ha avuto il merito di non fermarsi al caso, ma di entrare nella complessità di un mondo nel quale ogni risposta apre inevitabilmente nuove domande. È un modo di leggere che conosco bene, perché abbiamo già condiviso un percorso di riflessione e di scrittura con “Dialoghi con Cicerone – Oltre i confini della storia” , un lavoro nato proprio dal confronto tra pensiero, storia e attualità. Ritrovo anche in questa recensione quello stesso metodo: interrogarsi, non accontentarsi delle risposte più immediate, cercare il significat...
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  GERARDO LISCO: QUANDO L’ECONOMIA TORNA A MISURA DELL’UOMO La “teologia economica” di Leone XIV tra lavoro, comunità, tecnologia e limite L’articolo di Gerardo Lisco, pubblicato si “Pensieri Meridiani” propone una lettura originale della Magnifica Humanitas di Leone XIV, sottraendola alla rapidità delle interpretazioni del momento per riportarla al centro di una riflessione più ampia sull’uomo e sulla società. Il punto di partenza è una domanda semplice e, proprio per questo, decisiva: quale idea dell’uomo deve orientare le nostre scelte economiche? Lisco individua nella centralità della persona il filo conduttore di una riflessione che attraversa il lavoro, il bene comune, la comunità e le trasformazioni tecnologiche. Ne emerge una critica non al mercato o all’innovazione in quanto tali, ma alla possibilità che diventino essi stessi il criterio ultimo con cui misurare il valore delle nostre scelte. Particolarmente attuale è il passaggio dedicato all’intelligenza artificia...