Post

Immagine
  Un pensiero di Michele Aldo Radice su Il cuore mancato Ci sono letture che arrivano al termine di un libro e altre che, invece, continuano a camminargli dentro. Il pensiero che Michele Aldo Radice ha voluto dedicarmi dopo aver letto Il cuore mancato appartiene, per me, alla seconda categoria. Michele, per gli amici, è oggi presidente dell’Associazione degli ex consiglieri regionali e parlamentari della Basilicata, della quale ho l’onore di essere portavoce. Ma il suo ruolo istituzionale non racconta tutto il valore del nostro rapporto: ci lega anche una lunga amicizia e una comune attenzione per le vicende della nostra terra e per quei temi nei quali la politica, la cultura e la dimensione umana finiscono inevitabilmente per incontrarsi. Michele è stato tra i primi a leggere il libro e, proprio per questo, le sue parole mi sono particolarmente care. Ha colto un aspetto che considero essenziale del mio lavoro: Il cuore mancato non nasce dal desiderio di formulare sentenze,...
Immagine
  Un grazie ad Aldo Noviello Desidero ringraziare il professor Aldo Noviello , sociologo e insegnante emerito di Psicologia, per questa recensione che ha saputo andare oltre le pagine de Il cuore mancato . La sua lettura coglie, infatti, ciò che ho cercato di raccontare: non soltanto la storia di Domenico e della sua famiglia, ma le domande profonde che quella vicenda pone sul rapporto tra la scienza, la vita, la morte, il limite e la responsabilità. Aldo ha avuto il merito di non fermarsi al caso, ma di entrare nella complessità di un mondo nel quale ogni risposta apre inevitabilmente nuove domande. È un modo di leggere che conosco bene, perché abbiamo già condiviso un percorso di riflessione e di scrittura con “Dialoghi con Cicerone – Oltre i confini della storia” , un lavoro nato proprio dal confronto tra pensiero, storia e attualità. Ritrovo anche in questa recensione quello stesso metodo: interrogarsi, non accontentarsi delle risposte più immediate, cercare il significat...
Immagine
  GERARDO LISCO: QUANDO L’ECONOMIA TORNA A MISURA DELL’UOMO La “teologia economica” di Leone XIV tra lavoro, comunità, tecnologia e limite L’articolo di Gerardo Lisco, pubblicato si “Pensieri Meridiani” propone una lettura originale della Magnifica Humanitas di Leone XIV, sottraendola alla rapidità delle interpretazioni del momento per riportarla al centro di una riflessione più ampia sull’uomo e sulla società. Il punto di partenza è una domanda semplice e, proprio per questo, decisiva: quale idea dell’uomo deve orientare le nostre scelte economiche? Lisco individua nella centralità della persona il filo conduttore di una riflessione che attraversa il lavoro, il bene comune, la comunità e le trasformazioni tecnologiche. Ne emerge una critica non al mercato o all’innovazione in quanto tali, ma alla possibilità che diventino essi stessi il criterio ultimo con cui misurare il valore delle nostre scelte. Particolarmente attuale è il passaggio dedicato all’intelligenza artificia...
Immagine
Non ho insegnato solo a leggere e scrivere. Ho creduto e credo nell’educazione sentimentale e affettiva Riflessioni di una maestra dopo quarant’anni di scuola   di Anna Maria Molinari Leggendo l’intervento di Davide Rondoni pubblicato su Avvenire , dal titolo “L’educazione affettiva non è un corso. È il compito della scuola”, ho sentito il bisogno di aggiungere la mia voce, non da esperta di teorie educative, ma da insegnante che per quarant’anni ha vissuto ogni giorno dentro una classe. Quelle parole hanno incontrato una convinzione che mi accompagna da sempre: educare un bambino non significa soltanto trasmettergli conoscenze, ma aiutarlo a diventare una persona capace di conoscere se stessa, di comprendere gli altri, di stare nelle relazioni e di affrontare il mondo con consapevolezza. Per questo ho provato a ripercorrere, attraverso alcuni ricordi e alcune riflessioni, ciò che questi quarant’anni di scuola mi hanno insegnato. Perché dietro ogni bambino che entra in una ...
Immagine
  Undici settembre, venticinque anni dopo. E quella domanda di Oriana Fallaci di Gianfranco Blasi Ci sono immagini che il tempo non riesce a consumare. Restano nella memoria collettiva come una ferita che continua a interrogare il presente. Quelle degli aerei che entrano nelle Torri Gemelle, delle fiamme, delle persone che corrono per le strade di Manhattan, delle colonne di fumo e poi del crollo del World Trade Center appartengono a questa categoria. L’11 settembre 2001 il mondo assistette in diretta a una tragedia destinata a cambiare il corso della storia. Quasi tremila persone persero la vita negli attentati organizzati da Al-Qaeda negli Stati Uniti. Ma insieme alle vittime, ai vigili del fuoco, ai soccorritori e alle loro famiglie, quel giorno entrò nella storia anche una certezza: l’Occidente non si sentiva più invulnerabile. Sono trascorsi venticinque anni. Un quarto di secolo. Eppure quella mattina continua a porci domande che non hanno trovato tutte una risposta....