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  Separare per garantire: la lunga strada italiana verso il processo accusatorio Dal caso Montesi - Piccioni al codice Vassalli, dalla Magna Carta inglese alla riforma Nordio: perché la separazione delle carriere tra pubblico ministero e giudice rappresenta, oggi, il completamento coerente del “giusto processo” previsto dalla Costituzione.   di Gianfranco Blasi Chi conosce la storia politica della Democrazia Cristiana – e in particolare la stagione di Alcide De Gasperi – si è imbattuto prima o poi nella figura del giudice istruttore Raffaele Sepe , divenuto celebre – senza social e con poca televisione – per il caso Montesi. Assistito da un pubblico ministero, raccolse per mesi, e senza contraddittorio, prove contro Piero Piccioni , figlio dell’allora vicepresidente del Consiglio. Ne nacque un conflitto politico drammatico con la Dc. Alla fine, tutto si risolse in un nulla di fatto e con la liberazione dell’imputato, accusato di omicidio colposo, ma il danno prodo...
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  Paolo Morelli, l’eroe giovane della nostra estate infinita La copertina del 45 giri "Concerto, il più grande successo discografico degli Alunni del Sole A tredici anni dalla scomparsa, il ricordo poetico del leader degli Alunni del Sole: la voce limpida del pop romantico italiano, i concerti in Basilicata, le notti senza orologio e una musica che continua a passare di padre in figlia come una promessa mantenuta. di Gianfranco Blasi Paolo Morelli ci ha lasciato nel 2013. Oggi avrebbe avuto settantanove anni. Eppure, come spesso accade agli artisti che hanno abitato la nostra giovinezza, di lui non resta l’ombra del tempo, ma la luce. Aveva ragione mio figlio Gianmarco quando, citando Francesco Guccini , mi ricordava che “gli eroi son tutti giovani e belli”. Di Paolo Morelli resta infatti un volto giovane, gli occhi lucidi e innamorati, quella freschezza della voce che sembrava sempre sul punto di spiccare il volo. Cantava con lo sguardo rivolto verso l’alto, come se le s...
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  Tradizione, diplomazia e identità: le tensioni della Santa Sede sul Medio Oriente Zuppi e Parolin, i cardinali italiani contrari al Bord of peace di Trump Dietro il diniego della Santa Sede al “Board of peace” emergono fratture ecclesiali, nodi geopolitici e una riflessione profonda da sviluppare sul rapporto tra tradizione e diplomazia nel Medio Oriente contemporaneo. di Gianfranco Blasi Il diniego al “Bord of peace” e più in generale l’atteggiamento del Vaticano rispetto ai recenti sviluppi del processo di pace in Medio Oriente può apparire, a prima vista, incomprensibile. In realtà, se lo si osserva con maggiore attenzione, esso rivela tensioni profonde e stratificate che attraversano non solo la diplomazia vaticana, ma anche il dibattito interno alla Chiesa cattolica contemporanea. Rimane tuttavia un atteggiamento che, pur spiegabile, continua a suscitare sorpresa e talvolta sconcerto in molti fedeli. Dietro le prese di posizione della Santa Sede si intravedono diver...
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  Tra scienza e umanità: il ricordo di Rocco Carbone Rocco Carbone, in uno scatto di un paio di anni fa di Gianfranco Blasi Il caro Rocco Carbone ci ha lasciati. Se ne è andato quasi in punta di piedi, come nella sua indole cortese. Apparteneva a quella generazione di farmacisti lucani che hanno vissuto la professione non soltanto come dispensazione di farmaci, ma come relazione quotidiana con le persone, ascolto e cura. La farmacia, per lui, non era semplicemente un luogo di prescrizioni e ricette, ma uno spazio di incontro, quasi un piccolo presidio umano dentro la comunità. Testimone ne è proprio  la comunità di Tramutola dove Rocco ha servito i suoi concittadini negli ultimi decenni con dedizione e passione umana e civile. Formatosi nella tradizione scientifica della farmacia, negli anni aveva progressivamente ampliato il proprio sguardo verso l’universo della medicina naturale e delle discipline olistiche. Non si trattava soltanto di una scelta professionale, ma di una vi...
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  La maschera di Sarachella a Potenza, le maschere, il Carnevale: identità, crisi e trasformazioni La maschera di Sarachella: identità e tradizione potentina Riempire lo spazio della primavera per allungare il tempo della festa e anticipare quello della Parata dei Turchi   di Gianfranco Blasi Negli ultimi decenni assistiamo a una trasformazione profonda del senso della maschera e della festa stessa. Se un tempo la maschera incarnava una funzione simbolica, comunitaria e rituale ben definita, oggi osserviamo una pluralizzazione delle forme e un progressivo slittamento di significato: dalla maschera come identità condivisa alla maschera come esperienza individuale, spesso legata al consumo, al divertimento e alla trasgressione. 1. La maschera come dispositivo antropologico Tradizionalmente, la maschera non è semplicemente un travestimento. È un dispositivo culturale che permette di sospendere temporaneamente l’ordine sociale, creando uno spazio liminale — una soglia ...