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Non ho insegnato solo a leggere e scrivere. Ho creduto e credo nell’educazione sentimentale e affettiva Riflessioni di una maestra dopo quarant’anni di scuola   di Anna Maria Molinari Leggendo l’intervento di Davide Rondoni pubblicato su Avvenire , dal titolo “L’educazione affettiva non è un corso. È il compito della scuola”, ho sentito il bisogno di aggiungere la mia voce, non da esperta di teorie educative, ma da insegnante che per quarant’anni ha vissuto ogni giorno dentro una classe. Quelle parole hanno incontrato una convinzione che mi accompagna da sempre: educare un bambino non significa soltanto trasmettergli conoscenze, ma aiutarlo a diventare una persona capace di conoscere se stessa, di comprendere gli altri, di stare nelle relazioni e di affrontare il mondo con consapevolezza. Per questo ho provato a ripercorrere, attraverso alcuni ricordi e alcune riflessioni, ciò che questi quarant’anni di scuola mi hanno insegnato. Perché dietro ogni bambino che entra in una ...
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  Undici settembre, venticinque anni dopo. E quella domanda di Oriana Fallaci di Gianfranco Blasi Ci sono immagini che il tempo non riesce a consumare. Restano nella memoria collettiva come una ferita che continua a interrogare il presente. Quelle degli aerei che entrano nelle Torri Gemelle, delle fiamme, delle persone che corrono per le strade di Manhattan, delle colonne di fumo e poi del crollo del World Trade Center appartengono a questa categoria. L’11 settembre 2001 il mondo assistette in diretta a una tragedia destinata a cambiare il corso della storia. Quasi tremila persone persero la vita negli attentati organizzati da Al-Qaeda negli Stati Uniti. Ma insieme alle vittime, ai vigili del fuoco, ai soccorritori e alle loro famiglie, quel giorno entrò nella storia anche una certezza: l’Occidente non si sentiva più invulnerabile. Sono trascorsi venticinque anni. Un quarto di secolo. Eppure quella mattina continua a porci domande che non hanno trovato tutte una risposta....
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  Torno con piacere a proporre ai lettori del mio Blog una nuova riflessione di Gerardo Lisco. È un articolo che non offre risposte facili e che, proprio per questo, merita di essere letto con attenzione. La domanda da cui parte è inquietante: stiamo semplicemente costruendo gli strumenti necessari a difenderci oppure stiamo progressivamente organizzando le nostre economie, le nostre istituzioni e persino il nostro modo di pensare intorno alla possibilità della guerra? Lisco parla di una “gabbia di ferro” : non necessariamente la guerra già combattuta, ma una società che finisce per considerarla sempre più normale, inevitabile, quasi necessaria. È una riflessione che non nega la minaccia russa né il diritto dell’Europa alla sicurezza. Chiede, però, che il riarmo, i suoi costi e soprattutto i suoi possibili sbocchi restino dentro una discussione democratica. Una domanda scomoda, dunque. Ma forse proprio le domande scomode sono quelle che, in tempi come questi, abbiamo più bisogn...
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    Dalla periferia al centro. La sfida mediterranea della nostra regione   di Gianfranco Blasi Ci sono libri piccoli soltanto nelle dimensioni. E poi ci sono libri che, pur avendo il formato agile e quasi familiare di un volumetto, riescono ad aprire porte molto più grandi di quelle che promettono. È il caso di Merli, aquile e falchi. Itinerari tra i castelli di Federico II di Fulvio Delle Donne, un lavoro felice, godibile e insieme rigoroso, nato dentro il progetto “Fantastico Medioevo” promosso dalla Regione Basilicata. Un progetto che ha il merito di non guardare al Medioevo come a una cartolina da conservare, ma come a una straordinaria stagione di incontri fra popoli, lingue, culture e civiltà. E qui la Basilicata torna ad assumere una dimensione che spesso dimentichiamo. Non periferia. Non margine. Non terra posta ai bordi di qualcosa che accade altrove. Ma crocevia. Ponte. Terra di passaggio e, proprio per questo, terra di incontro. Fr...