Il voto segreto che scuote il centrodestra. E perché
la nuova legge elettorale potrebbe aprire la strada alle urne anticipate

Giorgia Meloni.
Potrebbe decidere di anticipare di qualche mese le prossime elezioni
di Gianfranco Blasi
Ci sono votazioni parlamentari che valgono più del
loro contenuto formale. Quella con cui la Camera ha bocciato, per un solo voto,
l'emendamento sulle preferenze nella nuova legge elettorale è una di queste.
Perché non ha soltanto messo in discussione un articolo del testo in esame. Ha
fotografato, forse per la prima volta in modo così evidente, le crepe di una
maggioranza che fino ad oggi aveva dato l'impressione di essere granitica.
Il voto segreto ha aperto il vaso di Pandora.
Improvvisamente sono riemersi sospetti, regolamenti di conti, accuse
reciproche. Il ministro delle politiche agricole, Francesco Lollobrigida ha
parlato di "vigliacchetti", lasciando intendere che nella stessa
maggioranza qualcuno abbia colpito deliberatamente il governo. Ma il problema
non è soltanto individuare i franchi tiratori. Il problema è capire perché
esistano.
La tensione attraversa soprattutto Forza Italia. Da
una parte la leadership di Antonio Tajani, impegnata a consolidare il proprio
controllo sul partito; dall'altra il mondo storico berlusconiano, che continua
a guardare con attenzione agli equilibri costruiti in trent'anni di storia
azzurra. Le indiscrezioni raccontano di parlamentari invitati a sostenere l'emendamento
e di un’atmosfera da resa dei conti
interna. Sullo sfondo resta il tema della rappresentanza femminile e del
superamento della regola del 60-40, ma è evidente che il confronto è molto più
profondo: riguarda il controllo delle future candidature.
A rendere ancora più pesante il clima contribuiscono
le ricostruzioni secondo cui, negli ambienti di Fratelli d'Italia, qualcuno
individua addirittura in Marina Berlusconi la regista dell'affondamento
dell'emendamento. È una tesi che appartiene al retroscena politico e non a
interventi verificati, ma il solo fatto che circoli racconta il livello di
diffidenza ormai raggiunto tra gli alleati. C'è chi ipotizza un interesse della
presidente di Fininvest verso futuri assetti politici più larghi, fino al
cosiddetto "governissimo", e chi immagina una futura influenza nella
composizione delle liste. Sono indiscrezioni che andranno tutte verificate, ma
che testimoniano un clima tutt'altro che sereno.
| Marina Berlusconi e Antonio Tajani. Da mesi fra loro è aperto un confronto sul futuro di Forza Italia |
La vera questione, però, è un'altra. La legge
elettorale è il terreno sul quale ogni partito misura i propri rapporti di
forza. Nessuno combatte con tanta durezza su regole destinate ad applicarsi tra
molti mesi, se non pensa che le elezioni possano arrivare prima del previsto.
Ed è qui che entra in gioco un'altra variabile
destinata a pesare sempre di più: Roberto Vannacci.
L'avanzata del generale rappresenta oggi il principale
elemento di instabilità per gli equilibri del centrodestra. Giorgia Meloni
continua a mantenere un consenso personale elevato e Fratelli d'Italia resta il
primo partito italiano. Ma osserva con attenzione ciò che accade dentro la
Lega. Se il partito di Matteo Salvini dovesse perdere ulteriormente terreno a
favore dell'area rappresentata da Vannacci, cambierebbero gli equilibri
dell'intera coalizione.
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| Roberto Vannacci.Corre nei sondaggi e sembra rappresentare una possibile pietra d'inciampo per Giorgia Meloni |
È proprio questa la ragione per cui non può essere
esclusa un'accelerazione. Una volta approvata la nuova legge elettorale,
Palazzo Chigi potrebbe valutare seriamente la convenienza di anticipare il
voto. Andare alle urne prima che il fenomeno Vannacci raggiunga dimensioni
ancora maggiori consentirebbe di congelare gli attuali rapporti di forza e
impedire che la Lega diventi il punto debole della coalizione.
Naturalmente si tratta di uno scenario politico, non
di una decisione già presa. Ma la politica vive anche di calcoli preventivi. E
Meloni ha sempre dimostrato di saper scegliere il momento più favorevole per
giocare le proprie carte.
Resta, però, un passaggio decisivo. Il governo
potrebbe decidere di ripresentare al Senato l'emendamento bocciato alla Camera.
A Palazzo Madama il voto segreto non si applicherebbe nello stesso modo e,
almeno sulla carta, sarebbe più semplice verificare la compattezza della
maggioranza.
Ma questa scelta presenta un rischio enorme. Se anche
al Senato l'emendamento dovesse essere respinto, magari con il voto palese, il
danno politico sarebbe assai più grave. Non si potrebbe più parlare di franchi
tiratori nascosti nell'urna. Sarebbe la certificazione pubblica che una parte
della maggioranza non segue più la linea del governo.
A quel punto non sarebbe soltanto una sconfitta
parlamentare. Sarebbe la dimostrazione che il centrodestra guidato da Giorgia
Meloni ha perso la propria autosufficienza politica. E quando una maggioranza
mostra di non riuscire più a controllare neppure la propria legge elettorale,
inevitabilmente si apre una fase nuova.
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| Matteo Salvini è in evidente affanno. Da una parte Vannacci, dall'altra i suoi governatori del Nord che chiedono cambiamenti |
Per questo il voto sulle preferenze vale molto più delle preferenze stesse. È il primo vero stress test della legislatura. E potrebbe rivelarsi il segnale che il centrodestra è entrato nella fase in cui ogni passaggio parlamentare diventa anche una prova di sopravvivenza politica.
Le prossime settimane diranno se quella crepa verrà
ricomposta o se, invece, diventerà la faglia destinata ad accompagnare il Paese
verso elezioni anticipate. Perché, in politica, spesso non sono le grandi
sconfitte a cambiare la storia. Basta un voto. Anche uno soltanto.


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