Tra scienza e
umanità: il ricordo di Rocco Carbone
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| Rocco Carbone, in uno scatto di un paio di anni fa |
di
Gianfranco Blasi
Il caro Rocco Carbone ci ha lasciati.
Se ne è andato quasi in punta di piedi, come nella sua indole cortese. Apparteneva
a quella generazione di farmacisti lucani che hanno vissuto la professione non
soltanto come dispensazione di farmaci, ma come relazione quotidiana con le
persone, ascolto e cura. La farmacia, per lui, non era semplicemente un luogo
di prescrizioni e ricette, ma uno spazio di incontro, quasi un piccolo presidio
umano dentro la comunità. Testimone ne è proprio la comunità di Tramutola dove Rocco ha
servito i suoi concittadini negli ultimi decenni con dedizione e passione umana
e civile.
Formatosi nella tradizione scientifica
della farmacia, negli anni aveva progressivamente ampliato il proprio sguardo
verso l’universo della medicina naturale e delle discipline olistiche. Non si
trattava soltanto di una scelta professionale, ma di una visione: cercare una
sintesi tra rigore tecnico e attenzione alla persona nella sua interezza —
corpo, emozioni, stile di vita. Per molti, questa tensione verso l’“intero”
rappresentava il tratto distintivo del suo lavoro. Quando mi chiese di scrivere
la prefazione ad uno dei suoi ultimi libri mi colpì molto il tratto umano e per
certi versi intimo e spirituale. Alcune sue considerazioni mi riportarono
spontaneamente al pensiero di san Paolo, in particolare all’immagine del corpo
come realtà organica e unitaria, in cui ogni membro svolge una funzione
specifica ma indispensabile al bene dell’insieme. L’unità, per Carbone e il suo approccio olistico, non nasce
dall’uniformità, bensì dalla complementarità delle differenze, che trovano
armonia in una dinamica relazionale orientata al reciproco sostegno. In questa
prospettiva, il corpo diviene metafora di un equilibrio vivente, simile a un
processo omeostatico in cui le parti cooperano per mantenere stabilità e
vitalità. Tale visione richiama, per analogia, i principi della medicina che
Rocco ha studiato e proposto per tutta la vita, dove la salute non è riducibile
alla somma delle singole funzioni biologiche, ma emerge dall’interazione
equilibrata tra dimensioni fisiche, psichiche e relazionali. Così, l’immagine
paolina del corpo non solo esprime una teologia della comunione, ma suggerisce
anche un modello integrato di armonia e cura, in cui ogni
elemento trova senso nella relazione con il tutto.
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| Un dipinto rinascimentale di Paolo di Tarso |
Chi lo ha conosciuto meglio di me,
come il presidente di Accademia Tiberina, il Prof. Nicola Pascale, Accademia di
cui Rocco Carbone era da un decennio il Segretario Generale, racconta di “una
figura curiosa, incline allo studio e al dialogo, capace di attraversare ambiti
diversi e complessi senza rinunciare a
una certa gentilezza di approccio”. La sua attività di docente e
divulgatore nasceva probabilmente da questa stessa inclinazione: trasmettere
non solo conoscenze, ma una certa idea di benessere come equilibrio e ricerca
continua.
Nel corso della sua lunga carriera, ha
accompagnato l’evoluzione della farmacia italiana, vivendo il passaggio da un
modello tradizionale a uno più orientato ai servizi e alla consulenza
personalizzata. In questo percorso, la medicina naturale rappresentava per lui
una frontiera da esplorare, talvolta controcorrente, sempre con il desiderio di
offrire strumenti diversi a chi cercava alternative o integrazioni ai percorsi
convenzionali.
Negli ultimi anni si era avvicinato
alla telemedicina credendo molto negli strumenti digitali e nella capacità di promuoverne
un uso diffuso soprattutto nei territori marginali.
La sua scomparsa lascia alla sua
famiglia e ai suoi amici soprattutto un vuoto umano: quello di una presenza
abituata all’ascolto, alla parola calma, al consiglio dato senza fretta. Resta
l’immagine di un professionista che ha cercato, nel proprio modo, di tenere
insieme scienza e sensibilità, tecnica e intuizione.
Ogni farmacista conosce il valore
silenzioso dei gesti ripetuti — le ricette consegnate, le domande ascoltate, i
piccoli momenti di fiducia costruiti giorno dopo giorno. È forse in questi
frammenti quotidiani che sopravvivrà tenace il ricordo più autentico di Rocco
Carbone: non solo nei titoli, nei suoi amati libri o nelle attività svolte, ma
nella trama invisibile di relazioni che ha contribuito a tessere.
E in fondo, come accade per chi dedica
la vita alla cura, resta qualcosa che non si misura facilmente:
la traccia discreta lasciata nelle storie degli altri. Nella nostra stessa
vita. Ciao, amico caro. Ciao, Rocco.
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| A proposito di olismo. L'uomo vitruviano di Leonardo da Vinci |



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