Antonio Tarantino, Racconti Lucani, Narrazioni Clandestine, Milano, 2024


Una panoramica del comune di Bella


L’autore restituisce dignità alle storie minime, alle voci secondarie, a ciò che rischia di scomparire senza lasciare traccia

 

di Gianfranco Blasi

Racconti Lucani è un libro denso e stratificato, capace di restituire, attraverso oltre cento brevi testi, più di un secolo di storia, memoria e immaginario della Basilicata. Non si tratta di una semplice raccolta di racconti, ma di un’opera composita che unisce narrativa, testimonianza civile e ricostruzione culturale, offrendo al lettore un affresco vivido e talvolta spiazzante della cosiddetta “lucanità”.




Il volume attraversa un arco temporale ampio, che va dal 1915 ai giorni nostri, e raccoglie storie di vita quotidiana, leggende, dicerie, episodi minimi e stranezze locali. È proprio questa pluralità di registri a costituire uno dei punti di forza del libro: la Basilicata che emerge non è mai oleografica o cristallizzata nel folklore, ma è un territorio vissuto, segnato da contraddizioni, trasformazioni, silenzi e resistenze. Come scrive Tarantino, «la memoria non conserva solo ciò che è stato grande, ma soprattutto ciò che è stato vissuto», ed è in questa dimensione minuta e quotidiana che il racconto si fa più autentico.

La scelta della forma breve appare particolarmente felice. I racconti, spesso di poche pagine, talvolta di poche righe, richiamano la tradizione orale, l’aneddoto raccontato in piazza o a bassa voce, la storia tramandata più per necessità che per volontà letteraria. Ogni testo è una tessera autonoma, ma insieme contribuiscono a costruire un mosaico coerente, che il lettore è chiamato a ricomporre. Ne deriva una lettura aperta, non lineare, che invita a soffermarsi, a tornare indietro, a collegare episodi e voci.


Una foto del centro storico di Bella, paese dove opera e vive l'autore


Un elemento decisivo per comprendere il valore dell’opera è la figura dell’autore. Antonio Tarantino, nato e residente a Bella (Potenza), è stato per quarant’anni insegnante nella scuola primaria, ma anche animatore culturale, esperto di comunicazione e osservatore attento della realtà sociale e politica locale. Questa conoscenza si riflette chiaramente nei racconti: Tarantino scrive da dentro la comunità, con uno sguardo partecipe ma mai indulgente. In molti passaggi si avverte la funzione del narratore come testimone civile, capace di raccontare dinamiche di potere, conformismi e ipocrisie, ricordando che «le comunità si riconoscono anche nelle loro ombre, non solo nelle celebrazioni».

Lo stile è sobrio ed essenziale. La lingua, mai ricercata in modo artificioso, si adatta alla materia narrata e privilegia la chiarezza, l’efficacia, talvolta un’ironia sottile e amara. Questa scelta rafforza il carattere autentico dei racconti e consente all’autore di mantenere un equilibrio costante tra narrazione e memoria, evitando sia l’autobiografismo compiaciuto sia il distacco freddo del cronista.

Dal punto di vista culturale, Racconti Lucani assume un valore che va oltre la dimensione letteraria. Il libro può essere letto come un archivio narrativo di un mondo periferico spesso marginalizzato, ma anche come un atto di resistenza contro la perdita di memoria delle aree interne. In un tempo segnato dallo spopolamento, dall’emigrazione e dall’indebolimento dei legami comunitari, l’opera di Tarantino restituisce dignità alle storie minime, alle voci secondarie, a ciò che rischia di scomparire senza lasciare traccia.


Antonio Tarantino


Ho conosciuto di recente Antonio Tarantino e l’ho trovato segnato da vicende personali dolorose, come la perdita prematura della moglie, ma colpiscono la compostezza del suo umorismo, il rigore con cui affronta i temi della regione e non solo, e una profonda empatia umana. Un’empatia che resta, che mi porto dentro, dopo una serata a dialogare e a raccontare, come un vento dolce che attraversa le nostre montagne e invita a salire più in alto, verso le vette della vita e dell’anima.

In definitiva, Racconti Lucani è un volume intenso e necessario, che unisce rigore, passione civile e sensibilità narrativa. Un libro che parla della Basilicata, ma non solo ai lucani; che racconta un territorio, ma interroga il lettore sul senso della memoria, dell’identità e del racconto stesso come forma di cura e di responsabilità verso il passato e il presente. Un’opera che si colloca con autorevolezza nel panorama della narrativa di impegno culturale e civile contemporanea.


Antonio Tarantino in basso a dx,
coordinatore qualche mese fa di un convegno dell'Accademia Tiberina Lucana



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