Crans Montana: Il garantismo non è un favore ai
colpevoli, ma un dovere degli Stati
liberali

I coniugi Moretti, gestori del locale di Crans Montana
che si è trasformato in un inferno di fuoco
Il nostro referendum di fine marzo sposa l’idea - per chi voterà Sì - che il diritto alla difesa e la
terzietà del giudici rappresentino un bene indispensabile alla civiltà del
diritto
di Gianfranco Blasi
Sono garantista. Sempre.
Lo sono anche nei confronti dei coniugi Moretti, che appaiono — non vi è dubbio
— come i cinici primi responsabili del rogo di Crans-Montana. Lo sono non nonostante
questo, ma proprio per questo. Perché il garantismo non si misura sulla
simpatia degli imputati, bensì sulla tenuta dei principi quando il caso è
odioso, emotivamente insopportabile, mediaticamente esplosivo.
Anche i Moretti hanno diritto alle garanzie che un
Paese civile deve assicurare a chi è chiamato a difendersi. In Svizzera come in
Italia. Negarlo significherebbe ammettere che le garanzie valgono solo per i
“buoni”, per i casi comodi, per chi non turba la coscienza collettiva. Ma a
quel punto non si tratta più di diritto: è solo vendetta travestita da
giustizia.
Il garantismo non è indulgenza, né assoluzione
preventiva. È, al contrario, una posizione rigorosa e scomoda, che impone di
difendere le regole del gioco anche quando la tentazione di stracciarle
è fortissima. Ed è per questo che risultano insopportabili i sermoni moralisti
e giustizialisti di certi finti liberali da salotto televisivo, pronti a
invocare il diritto solo quando coincide con il proprio sdegno. Predicatori che
confondono la giustizia con il talk show e la condanna con l’applauso del
pubblico. Anche Del Debbio e Cerno tanto per non fare nomi.
Essere garantisti significa una cosa molto semplice e
molto esigente: sostenere e difendere le garanzie costituzionali e i diritti
fondamentali dell’individuo contro ogni abuso di potere, soprattutto quando
il potere è quello dello Stato. Significa credere nella presunzione di
innocenza, nella terzietà del giudice, nel diritto alla difesa, nella stretta
applicazione della legge. Significa pretendere che l’ordinamento giuridico
protegga il cittadino, non che lo sacrifichi sull’altare dell’emotività
collettiva. Sono tutte queste ragioni che meritano il voto del Sì al referendum
di fine Marzo.
In concreto, il garantismo si fonda su alcuni pilastri
non negoziabili.
Il primo è la presunzione di innocenza: nessuno
è colpevole fino a una condanna definitiva. Non fino a un titolo di giornale,
non fino a un video virale, non fino al verdetto del tribunale mediatico.
Il secondo è il diritto alla difesa, sancito
dagli articoli 24 e 27 della Costituzione: ogni cittadino ha diritto a un
giusto processo, a essere assistito e ascoltato in ogni fase, senza scorciatoie
né eccezioni “perché il caso lo merita”.
Il terzo è lo Stato di diritto: il potere
pubblico è limitato dalla legge e deve rispettare scrupolosamente le procedure.
Non per formalismo, ma perché è proprio nelle procedure che si tutela la
libertà individuale.
La Svizzera e l’Italia non sono l’Iran. Gli stati
etici sono spesso delle dittature. Regimi dove il potere pubblico è assoluto.
Da noi vige il divieto di arresti arbitrari: la
libertà personale può essere limitata solo nei casi e nei modi previsti dalla
legge, mai sulla base dell’ira, della pressione mediatica o del bisogno di dare
un segnale.
Infine, c’è il tema del garantismo mediatico,
oggi più che mai centrale. Il processo mediatico è una forma di giustizia
sommaria che anticipa la condanna, delegittima la difesa e rende quasi
irrilevante il giudizio dei tribunali. È una violenza sottile ma potentissima,
che mina alla radice le garanzie costituzionali.
In sintesi, il garantismo è una posizione che mette al
centro la tutela dei diritti e delle libertà del singolo anche di fronte
all’accusa. Anzi, soprattutto di fronte all’accusa. È la richiesta che lo
Stato operi sempre entro i limiti della Costituzione, senza cedere al
giustizialismo, senza indulgere agli eccessi, senza trasformare la giustizia in
spettacolo.
Per tutte queste ragioni difendere le garanzie non
significa assolvere i colpevoli.
Significa evitare che, nel punirli, lo Stato diventi colpevole a sua volta.


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