Un asse strategico tra Roma e Berlino: economia, industria, dual use e nuovi equilibri politici europei


Giorgia Meloni con il cancelliere tedesco, Friedrich Merz

L’incontro tra Italia e Germania lancia un segnale chiaro: la stagione delle politiche puramente nazionali è finita. Le sfide economiche, industriali e geopolitiche impongono scelte condivise e una nuova assunzione di responsabilità da parte dei grandi Paesi fondatori

di Gianfranco Blasi

La possibile intesa tra il governo italiano e quello tedesco – con il confronto diretto tra la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il leader popolare tedesco Friedrich Merz – assume un rilievo che va ben oltre il rituale della diplomazia bilaterale. Si tratta di un passaggio politicamente e strategicamente rilevante, che si colloca in una fase delicata per l’Unione europea, attraversata da tensioni economiche, transizioni industriali complesse e un progressivo riassetto degli equilibri politici interni.

Al centro del dialogo vi sono temi che richiamano esplicitamente lo spirito dell’Agenda Draghi: il rafforzamento del mercato interno europeo, una politica commerciale più assertiva e la costruzione di politiche industriali comuni capaci di sostenere competitività, sicurezza e innovazione.

Il rilancio del mercato interno europeo

Italia e Germania condividono un interesse convergente nel rilancio del mercato interno, oggi messo sotto pressione da frammentazioni normative, rallentamenti della crescita e dalla competizione globale, in particolare con Stati Uniti e Cina. Per due economie fortemente manifatturiere e interdipendenti, rafforzare la domanda interna europea e ridurre gli ostacoli alla circolazione di capitali, beni e servizi rappresenta una priorità strategica.

Il riferimento all’Agenda Draghi non è casuale: l’ex presidente della BCE ha più volte sottolineato come la sopravvivenza del modello economico europeo dipenda dalla capacità di superare i particolarismi nazionali e costruire veri strumenti comuni, soprattutto in ambito industriale e finanziario.


Nel governo è presente un asse fortemente europeista,
che crede nelle politiche comuni di difesa


Politica commerciale e autonomia strategica

Un secondo pilastro dell’intesa riguarda lo sviluppo di una politica commerciale europea più coordinata e consapevole del mutato contesto geopolitico. La stagione del libero scambio “senza condizioni” appare definitivamente archiviata: al suo posto si afferma l’esigenza di tutelare le filiere strategiche, garantire approvvigionamenti sicuri e difendere il sistema produttivo europeo da concorrenze considerate sleali.

In questo quadro, l’asse Roma–Berlino può giocare un ruolo decisivo nel riequilibrare il tradizionale approccio tedesco, storicamente orientato all’export globale, con una maggiore attenzione alla resilienza interna e alla sicurezza economica.

Politiche industriali comuni e dual use

Particolarmente significativa è l’attenzione alle politiche industriali comuni nel settore del cosiddetto dual use, che comprende prodotti, tecnologie, software e servizi con applicazioni civili ma potenzialmente impiegabili anche in ambito militare. Questo orientamento risponde a una duplice esigenza: da un lato, rafforzare la capacità di difesa e sicurezza europea; dall’altro, sostenere comparti industriali ad alta tecnologia e valore aggiunto.

In questo contesto si inserisce anche la riflessione sulla transizione dell’automotive. Il settore, per decenni pilastro delle economie italiana e tedesca, ha visto ridursi il suo impatto economico e occupazionale a causa della transizione ecologica, della competizione asiatica e dei ritardi europei sull’elettrico. La riconversione industriale verso comparti tecnologicamente avanzati – anche a uso duale – viene quindi letta come una possibile via d’uscita da una crisi strutturale.


Mattarella e Draghi sono convinti che l'europeismo della Meloni
sia sinceramente legato all'interesse nazionale


Lo sfondo politico: nuovi equilibri europei

Sul piano politico, l’incontro, di cui vi sono ampie anticipazioni di stampa anche nei contenuti, assume un valore che va oltre i dossier economici. Sullo sfondo si profila infatti una possibile ridefinizione degli equilibri tra le famiglie politiche europee. L’ipotesi di un avvicinamento dei conservatori europei guidati da Giorgia Meloni al Partito Popolare Europeo rappresenterebbe un passaggio di grande portata, capace di incidere sugli assetti futuri dell’Unione. Un passaggio ben visto da Mattarella e che incrocia i punti di vista del ministro della difesa, Guido Crosetto.

Per la Germania, e in particolare per l’area conservatrice, il dialogo con Meloni risponde all’esigenza di costruire alleanze solide in un’Europa sempre più frammentata. Per l’Italia si tratta di un’opportunità per accreditarsi come attore centrale e non periferico nei processi decisionali europei.


Manovre in atto fra i popolari europei e i conservatori di Giorgia Meloni


Un segnale politico forte

Nel complesso, l’incontro tra Italia e Germania lancia un segnale chiaro: la stagione delle politiche puramente nazionali è finita. Le sfide economiche, industriali e geopolitiche impongono scelte condivise e una nuova assunzione di responsabilità da parte dei grandi Paesi fondatori. Resta da capire se alle dichiarazioni di intenti seguiranno decisioni concrete e strumenti comuni adeguati. Ma il riavvicinamento tra Roma e Berlino, se confermato nei fatti, potrebbe rappresentare uno degli snodi più rilevanti della nuova fase europea.

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