La partita del
2027 è già iniziata
E se le elezioni anticipate non fossero solo un'ipotesi?
L’uscita di
Vannacci dalla Lega apre nuovi scenari: una destra identitaria in cerca di
rappresentanza, una maggioranza che si riposiziona e un equilibrio europeo
ancora in movimento.
di Gianfranco Blasi
Vannacci prosegue da
solo. E, a ben vedere, non ci si poteva aspettare molto di diverso. Il rapporto
tra il generale e la Lega è sempre stato, fin dall’inizio, un incontro di
convenienze più che una fusione politica reale: la Lega ha beneficiato
dell’effetto mediatico e polarizzante di Vannacci alle europee, mentre Vannacci
ha sfruttato il traino organizzativo e la visibilità del partito per costruirsi
un profilo nazionale. Era una convergenza tattica, non strategica.
L’obiettivo del
generale appare chiaro: essere leader, non comprimario. Non lo ha mai nascosto.
Per farlo ha bisogno di uno spazio autonomo e di una visibilità che solo un
progetto politico personale può garantirgli. Il nome stesso del movimento
rimanda all’ambizione di occupare uno spazio “nazionale”, cioè un vuoto
percepito nella rappresentanza della destra più identitaria e radicale, una
destra senza mediazioni, senza compromessi, senza l’obbligo di stare dentro gli
equilibri di governo.
![]() |
| Il generale Vannacci e il suo nuovo simbolo "Futuro Nazionale" |
Si apre dunque una
possibile lunga marcia verso il 2027, anche se non è escluso che qualcuno
intraveda tentazioni di elezioni anticipate. Quanto la mossa di Vannacci possa
influire in questa direzione è però ancora difficile da valutare. Salvini, dal
canto suo, ha già dovuto metabolizzare la prospettiva dell’uscita di scena di
Zaia dal Veneto e deve costruire per lui un futuro politico coerente. Ma Zaia e
Vannacci rappresentano due visioni incompatibili: il primo incarna una destra
amministrativa, territoriale e pragmaticamente post-ideologica; il secondo una
destra identitaria e conflittuale. Anche questa tensione aiuta a spiegare perché
il generale abbia scelto la strada dell’autonomia.
Salvini si trova
inoltre stretto tra due pressioni opposte. Da un lato il profilo sempre più
istituzionale e riformatore del tandem Meloni–Tajani, che tende a moderare
l’azione della maggioranza; dall’altro i governatori del Nord, che spingono per
una Lega radicata nei territori, meno ideologica e più orientata alla gestione
concreta. In questo contesto, l’ipotesi di un voto anticipato potrebbe apparire
a qualcuno come una mossa difensiva: andare alle urne prima che Vannacci abbia
il tempo di radicarsi e sottrarre consensi, limitando così l’erosione
elettorale.
![]() |
| Tajani e Calenda, fra i due un dialogo fitto che sembra preludere ad un accordo politico |
Un banco di prova
importante sarà il referendum sulla giustizia. Se Vannacci dovesse schierarsi
per il “No” o restare indifferente, quasi neutrale, ciò suggerirebbe la volontà
di costruire una destra sociale antagonista, potenzialmente capace di occupare
quello spazio post-fascista che in Italia esiste — come dimostrano esperienze
marginali ma persistenti — e che oggi non trova una rappresentanza parlamentare
pienamente strutturata.
Nel frattempo Giorgia
Meloni osserva con attenzione. Rimane sulla riva del fiume, in attesa che le
dinamiche interne agli avversari producano effetti.
Guarda alle difficoltà del
cosiddetto “campo largo” e alle possibili fratture che potrebbero emergere dopo
il referendum; monitora la diaspora interna alla Lega; tenta di ampliare l’area
governativa verso un profilo più riformista, come suggeriscono le
interlocuzioni con figure come Calenda, rese possibili anche dal ruolo di ponte
svolto da Forza Italia e da personalità come Crosetto.
![]() |
| Mattarella ha un rapporto privilegiato, noto negli ambienti romani, con il Ministro della Difesa, Guido Crosetto |
Non è secondario, per la presidente del Consiglio, vedere un profilo percepito come troppo filorusso come Vannacci fuori dal perimetro della maggioranza: questo le consente di rafforzare la propria credibilità internazionale.
Sul piano europeo, si
moltiplicano i segnali di possibili riallineamenti: si parla di un asse tra
popolari e conservatori, mentre alcuni osservatori evocano il ritorno di Draghi
come riferimento per un’agenda europeista e federalista, con il Quirinale attento
tessitore degli equilibri istituzionali. In questo scenario, il vento politico
sembra continuare a soffiare dalla Camilluccia verso Palazzo Chigi — e forse
oltre.
![]() |
| Alcuni giornali di area liberale come IL FOGLIO suggeriscono una rete di intese programmatiche e politiche che ricondurrebbe al duo Draghi - Meloni |
Meloni, in teoria, non avrebbe
interesse a votare prima della scadenza naturale della legislatura: consolidare
la durata del governo significherebbe battere ogni record di longevità per
l’area politica che rappresenta e rafforzare la sua immagine di stabilità. Ma
la politica è fatta anche di occasioni improvvise: se gli avversari
continueranno a offrirle assist così appetitosi, la tentazione di anticipare il
voto potrebbe diventare meno remota.




Commenti
Posta un commento