L’arte del
dubbio nella crisi della libertas: rileggere gli Academica, attraverso i Dialoghi con
Cicerone

Un dipinto che ritrae Cicerone durante un'orazione
Il 14 marzo, a Potenza, Mariano Paturzo, autore e regista teatrale —
proporrà una rappresentazione critica dei Dialoghi, cercando una sintonia con
la letteratura americana del Novecento.
di
Gianfranco Blasi
Nel
preparare il più complesso dei Dialoghi
con Cicerone (Ed. Il Segno, Potenza, 2025) — quello dedicato alla
modernità e ai grandi filosofi della storia — era inevitabile imbattersi negli Academica, forse lo
scritto filosofico più sofferto e problematico di Cicerone. Proprio per questo
la traduzione italiana di Daniele Di
Rienzo (BUR «Classici greci e latini», testo latino a fronte, pp. 269, euro
12,00) rappresenta un contributo prezioso, tanto più perché da tempo mancava
una versione accessibile anche a un pubblico non specialistico.
Gli Academica,
pubblicati due anni prima della morte violenta dell’oratore per mano dei sicari
di Antonio, non sono un’opera facile: non lo sono per il latinista e, ancor
meno, per il lettore comune. Le difficoltà nascono almeno da due fattori. Da un
lato, la complessa storia testuale — con le due redazioni, gli Academica priora e
gli Academica
posteriora, giunte a noi in forma frammentaria — rende la
ricostruzione del testo un vero rompicapo filologico. Dall’altro, pesa la
densità dei contenuti filosofici, accompagnata da una lingua e da uno stile che
riflettono lo sforzo di tradurre in latino concetti elaborati in ambito greco.
La
biografia dell’ultimo Cicerone è segnata da un’atmosfera cupa, determinata
dall’intreccio fra crisi storica e drammi personali. Nel 46 a.C., con la
sconfitta dei pompeiani a Tapso, la guerra civile si avviava alla conclusione e
la libertas repubblicana appariva ormai svuotata di sostanza. Il suicidio di
Catone a Utica, gesto estremo di coerenza stoica e dissenso politico, segnava
simbolicamente la fine di un’epoca. Nello stesso periodo Cicerone attraversava
anche vicende private tormentate: il divorzio da Terenzia, il controverso matrimonio
con la giovane Publilia, e soprattutto, nel 45, la morte dell’amatissima figlia
Tullia, evento che lo segnò profondamente.
È in
questo clima che maturano gli Academica,
preceduti di poco dall’Hortensius,
il dialogo di avvio alla filosofia destinato a influenzare Agostino. Della loro
complessa genesi restano oggi un ampio lacerto del libro dedicato a Varrone,
trentasei frammenti e il libro intitolato a Lucullo: un materiale frammentario
ma densissimo, che Di Rienzo affronta con una traduzione di altissimo profilo.
Se
tradurre significa anche rivivere un’opera e renderla nuovamente viva, Di
Rienzo riesce a ripercorrere in italiano lo stesso arduo cammino che Cicerone
intraprese quando dovette trasporre in latino il pensiero filosofico greco, con
le sue sottili distinzioni. È proprio in questa operazione che si pongono le
basi della terminologia filosofica delle lingue europee moderne.
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Nei Dialoghi con Cicerone,
il libro scritto insieme ad Aldo Noviello, abbiamo scelto una strada diversa ma
complementare: la “sfacciata” idea di far parlare Cicerone in prima persona,
riportandolo in un presente vivo e dialogante con la storia. Questo approccio
ci ha consentito di percorrere l’intero itinerario ideale del suo pensiero e
della sua esperienza politica, avvicinandoci anche a testi apparentemente
lontani dalla quotidianità, come gli Academica.
In realtà, proprio la loro distanza apparente li rende sorprendentemente
attuali.
Quando
Cicerone li compose, Roma stava vivendo gli ultimi, velenosi colpi di coda
della seconda guerra civile. Come ben ha descritto il prof. Noviello nei Dialoghi, L’ascesa di Cesare apriva quella che potremmo
definire — parafrasando la neolingua tardo-moderna — un’epoca di
“post-libertas”: un tempo di poteri eccezionali, ambiguità costituzionali e
tensioni estreme, in cui la libertà repubblicana sopravviveva più come memoria
che come realtà politica.
Negli
Academica
Cicerone coltiva ciò che potremmo chiamare “l’arte del dubbio”, un
atteggiamento che attraversa anche i nostri Dialoghi. Non si tratta solo di un
esercizio logico o dialettico, ma di una scelta antropologica ed esistenziale:
costruire uno spazio intellettuale in cui la ricerca della verità procede
insieme alla consapevolezza dei limiti della conoscenza umana. Il medio
platonismo a cui egli si richiama — e che nei Dialoghi emerge spesso nelle
risposte che l’Oratore sembra suggerire direttamente — propone un metodo
fondato su ragioni solide, capace di orientarsi in un mondo segnato da
paradossi e incertezze.
Questa
lezione risuona con forza anche oggi, nell’epoca della post-verità. Gli Academica diventano
così un antidoto agli slogan urlati dalle tribune unilaterali della
post-democrazia: un invito alla prudenza intellettuale, alla complessità, al
dialogo critico. Leggerli — soprattutto in una traduzione limpida — significa
confrontarsi con una modernità sorprendente.
La
modernità di Cicerone è esemplare non solo sul piano didattico e filosofico, ma
anche nella prassi storica e nella riflessione sulle forme di governo, sul
rapporto tra potere, democrazia, élite e popolo. Come avrebbe detto Croce, si
tratta di una lezione che continua a parlare al presente.
Colgo
infine l’occasione, insieme al prof. Aldo Noviello, per ringraziare quanti
hanno letto, acquistato e commentato i nostri Dialoghi con Cicerone. E’ prossima la
ristampa in una seconda edizione. Mentre il 14 marzo, a Potenza, realizzeremo —
con l’aiuto di Mariano Paturzo, autore e regista teatrale — una
rappresentazione critica del libro, in dialogo con la letteratura americana del
Novecento. Vi aspettiamo.

Noviello e Blasi, dinnanzi al Teatro Stabile di Potenza,
alla fine di una delle presentazioni dei Dialoghi



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