Sarachella, la maschera che insegna ad appartenere


L'inizio della manifestazione, in Galleria Civica a Potenza, con il dirigente Malinconico del Liceo Statale "Walter Gropius" della città


Potenza, 2 febbraio 2026

di Annamaria Molinari

Nel porgere i miei saluti agli intervenuti, per questa bella Mostra  e significativa iniziativa del Liceo Gropius di Potenza, naturalmente ringrazio in primis il dirigente, prof. Paolo Malinconico, gli insegnati e gli alunni, le autorità politiche e i club service cittadini, mi intriga parlarvi, come è giusto che sia, da insegnante.
Da maestra.
Da studiosa ed esperta di filosofia per bambini.

E vorrei farlo a partire dal significato che il Carnevale ha per le bambine e i bambini, per i “nostri ragazzi”, tracciando una linea ideale che attraversa più generazioni: una linea lunga quanto gli anni del mio amore per la scuola.

Il Carnevale è una festa che simbolicamente rappresenta la necessità di attraversare la felicità del travestimento.
Una trasgressione semplice, certo, ma anche un archetipo potente: il bisogno di sperimentare, di sognare, di verificare qualcosa di nuovo e di diverso da noi stessi. Per i più piccoli lo è ancora di più. Un costume, una maschera consentono relazioni mai sperimentate prima; permettono di sospendere, per un attimo, le regole consuete della quotidianità.

La maschera apre almeno a tre grandi idee.
Pensateci.
L’idea della festa.
L’idea della condivisione.
L’idea dell’osare.

Sono emozioni forti, che i ragazzi sperimentano talvolta per la prima volta. La festa – che sia in uno spazio chiuso, in una piazza o lungo le strade – favorisce il senso di comunità e di appartenenza, ma anche una partecipazione sfacciata, irriverente, liberatoria. È uno spazio fisico e mentale, simbolico in cui si impara a stare insieme, a esporsi, a riconoscersi.

Ed è proprio qui, nei meccanismi del pensiero critico di un bambino, che si introduce il senso dell’identità. È qui che nasce, idealmente, anche il progetto plastico di Sarachella – e, se volete, di Rosinella – le nostre maschere popolari potentine.




Sarachella, non è una scelta banale, è un progetto complesso che si sviluppa grazie a un manipolo di personalità illuminate, all’interno dei club service e del mondo della scuola: da Rocco Cantore a Tonino Lopizzo, da Ghita Locantore a Rosa Capoluongo, fino a tutte le colleghe e i colleghi, musicisti, grafici, pittori, illustratori, scrittori e poeti che nella società civile e nelle scuole di ogni ordine e grado della città hanno lavorato sulla conoscenza, hanno sperimentato l’idea della maschera come strumento educativo e culturale. Un percorso che, sotto la guida sagace di un intellettuale raffinato come Lucio Tufano, è entrato nel 2015 anche nell’Università, quasi a certificarne l’autenticità scientifica. Ascoltiamolo per un attimo, Tufano, perché la sua descrizione di Sarachella è esemplare: “Eccolo! L’eroe dei sottani e del sottosuolo, dei gironi infernali e del sogno carnevalesco. Il guitto, l’attore del non senso, fra intuito e istinto, oracolo affamato, disperato e grottesco …”

Ci sono testimonianze testuali, libri, convegni, mostre, fumetti, conferenze. Tutto ha concorso a creare la maschera anche nella sua strana, ma precisa morfologia e nel costume.

A proposito del fumetto merita di essere citato il lavoro sviluppato con i Lions Club, in particolare Poternza Host, che ha portato alla produzione da parte di Francesco Blasi e Rosario Raho, art director, il primo,  e illustratore – fumettista, il secondo, di un bellissimo fumetto illustrato, con il mio coordinamento didattico e quello esecutivo di Rocco Cantore. Un lavoro corale che ancora oggi circuita in digitale in tutte le scuole primarie della nostra città. Un fumetto moderno, in cui il bianco e nero esalta la perfezione stilistica del disegno. Un contrasto a tratti fiaba, per altri versi drammatico, ma alla fine burlesco. Sullo sfondo la città verticale con i suoi luoghi, le piazze, le scale, i vicoli. Una commistione fra toponomastica reale e toponomastica dell’anima, una metafora poetica e psicologica che descrive la mappatura della nostra interiorità, individuando i luoghi intimi, i paesaggi emozionali e i "punti di riferimento" che costituiscono la nostra identità profonda. Non si tratta di spazi semplicemente fisici, che pure determinano, ma di topoi interiori (siti della memoria, storie, passioni, sogni) che definiscono chi siamo.  Per questo, dentro questa costruzione, nasce l’amore profondo delle bambine e dei bambini per Sarachella e Rosinella.


Sarachella, trasportato dai Portatori della Iaccara,
durante la Parata dei Turchi a Potenza


Poi c’è stato il lavoro istituzionale: quello delle delibere comunali, che – con Roberto Falotico e le diverse amministrazioni – hanno posto il sigillo dell’ufficialità storica.

Non posso non citare le rappresentazioni della maschera nei licei della città, nella commedia greca al Liceo Classico, l’idea pirandelliana della maschera al Liceo Scientifico, i canti, le filastrocche, i disegni e le poesie realizzate in tutte le scuole di ogni ordine e grado, a cominciare proprio dal Liceo Walter Gropius. E – non ultimo - il teatro popolare di Teresa Tancredi, il giusto riconoscimento del vernacolo, del dialetto come potente strumento di diffusione dello spirito nomade, burlone e romantico, ingenuo e insieme acuto di Sarachella. Le sfilate, che personalmente e con molte care e competenti colleghe, grazie alle nostre dirigenti degli Istituti comprensivi,  abbiamo organizzato in questi anni.

L’apice del lavoro ha visto, già da dieci anni, la presenza di Sarachella all’interno della Parata dei Turchi. Grazie a Tonino Centola, Rosario Avigliano e Gianfranco Blasi che hanno collocato la Maschera sopra la Iaccara, un'antica e imponente fiaccola rituale, simbolo della primavera e della devozione a San Gerardo, patrono di Potenza. La Iaccara, lo sappiamo, è una delle metafore più iconiche del Maggio potentino.

Infine, tornerei  alle immagini.
I fumi dei sottani.
Gli accumuli di neve in via Pretoria.
I profumi del pane appena sfornato.
I giochi dei bambini, il rantolio delle loro “carrozze” improvvisate.
I balli attorno ai falò di Sant’Antonio.

L’acqua “chiatrata” delle fontane.
La festa del Maggio potentino, che nella sfilata dei Turchi, La Parata,  riproduce il tempo lungo del Carnevale.


La sflilata di Carnevale delle scuole primarie a Potenza nel 2025
con protagonisti Rosinella e Sarachella


Ecco: questa è la magia della maschera.
Una magia che, pedagogicamente, entra nelle scuole come elemento di discontinuità didattica, proprio per scomporre e ricomporre,  un’idea di città che rischia di smarrirsi. Un’idea che dobbiamo difendere con la forza dell’amore che portiamo ai nostri ricordi, alla nostra infanzia, al nostro essere potentini.

Come me: potentina da generazioni.
Ma anche per i nuovi potentini, quelli della diaspora delle vecchie comunità dei nostri paesi.

Perché, alla fine, tutti abbiamo bisogno di sentirci appartenenti: a un’idea, a un luogo, persino a una maschera.

E Sarachella, con il suo sorriso ironico e popolare, continua a ricordarcelo.

 

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