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  Fede, coscienza e politica: una distinzione necessaria Il cardinale Matteo Zuppi, capo dei vescovi italiani Quando l’intervento ecclesiale supera il confine pastorale e rischia di orientare implicitamente scelte che spettano alla responsabilità del cittadino.   di Gianfranco Blasi Una parte del cattolicesimo italiano, anche ai più alti livelli istituzionali, sembra oggi aver smarrito la propria funzione originaria, sovrapponendo al compito pastorale modelli interpretativi e indicazioni che appartengono piuttosto alla sfera politico-istituzionale. È come se una certa “tentazione etica”, tipica di altre tradizioni religiose che tendono a sacralizzare l’ordine civile, stesse progressivamente influenzando anche il linguaggio e le prassi di alcune diocesi italiane. Da credente, ascolto la parola dei pastori con rispetto e spirito di obbedienza. Proprio per questo ritengo che il loro intervento pubblico debba essere segnato da una particolare misura quando entra nel meri...
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  Quando i morti tornano a interrogare i vivi Il nero della notte. l'Accettura di Loscalzo fra mito e storia   di Gianfranco Blasi Il rintocco mancato (Transumandi, 2025) è un racconto di Donato Antonio Loscalzo, con un protèsto di Enzo Spera, che affonda le radici nella sua Accettura e le fa vibrare nella Basilicata di metà Ottocento, quando l’Unità d’Italia era più un’eco lontana che una promessa mantenuta. In quelle terre interne, scabre e verticali, la storia nazionale arrivava attutita, filtrata da consuetudini antiche, da un cattolicesimo popolare denso di simboli e da una miseria che rendeva il sacro e il profano inseparabili. La vicenda prende corpo nella notte del solstizio d’inverno, durante una messa per i morti: un tempo sospeso, in cui il calendario agricolo, il ritmo liturgico e l’immaginazione collettiva si sovrappongono. Accettura, paese del Maggio, diventa un labirinto di strettole e di ombre, un teatro minimo dove i vivi e i morti sembrano condivider...
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Davos e il tempo delle scelte europee Donald Trump a Davos Tra posture, discorsi e silenzi, il Forum ha messo in risalto la pericolosità russa, l’irrisolutezza europea e l’urgenza di una vera autonomia strategica.   di Gianfranco Blasi A Davos sono accadute cose. Molte. E tutte rilevanti. Nei discorsi, ma anche nei silenzi. Negli atteggiamenti, nelle posture di politici, imprenditori e banchieri. Negli abbandoni dei tavoli — di gala o meno — nelle rinunce, nelle presenze convinte, negli arrivi all’ultimo minuto. Davos è anche questo: una coreografia del potere che parla quanto e più delle parole. Non c’è stato solo il discorso memorabile di Mark Carney, forse troppo politicamente corretto, né soltanto la performance di Trump, forse troppo politicamente scorretta. Gli interventi del premier finlandese Alexander Stubb e di Volodymyr Zelensky vanno letti insieme, perché illuminano lo stesso snodo strategico che oggi attraversa soprattutto l’Europa. il canadese Mark Carney, il suo dis...
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  Allenatori, leadership e crisi dello spogliatoio: perché il calcio moderno richiede un’altra cultura   Storie tese fra Conte e Fabregas   di Gianfranco Blasi Al di là delle narrazioni mediatiche e delle difese d’ufficio della stampa sportiva – dalla Gazzetta dello Sport ai principali opinionisti televisivi – è sempre più difficile negare che Antonio Conte e Luciano Spalletti abbiano mostrato, nel corso delle loro carriere, problemi strutturali nella gestione dello spogliatoio. Non si tratta di singoli episodi isolati, ma di una lunga sequenza di frizioni: calciatori scontenti, dirigenti insoddisfatti, tifoserie che passano rapidamente dall’idolatria all’abiura, risultati persi per strada e “divorzi” professionali spesso traumatici Le loro traiettorie raccontano una carriera fatta di strappi, di separazioni improvvise, di abbandoni che non sono mai neutri ma carichi di tensione emotiva: da San Pietroburgo a Londra, passando per Roma, Napoli, Milano e Torino. Per no...
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  Un asse strategico tra Roma e Berlino: economia, industria, dual use e nuovi equilibri politici europei Giorgia Meloni con il cancelliere tedesco, Friedrich Merz L’incontro tra Italia e Germania lancia un segnale chiaro: la stagione delle politiche puramente nazionali è finita. Le sfide economiche, industriali e geopolitiche impongono scelte condivise e una nuova assunzione di responsabilità da parte dei grandi Paesi fondatori di Gianfranco Blasi La possibile intesa tra il governo italiano e quello tedesco – con il confronto diretto tra la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il leader popolare tedesco Friedrich Merz – assume un rilievo che va ben oltre il rituale della diplomazia bilaterale. Si tratta di un passaggio politicamente e strategicamente rilevante, che si colloca in una fase delicata per l’Unione europea, attraversata da tensioni economiche, transizioni industriali complesse e un progressivo riassetto degli equilibri politici interni. Al centro del dialogo ...
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  Ne bis in idem : da Cicerone al diritto contemporaneo, fino al delitto di Garlasco e ai rischi dell’accanimento mediatico - giudiziario Alberto Stasi, condannato per l'omicidio della sua fidanzata, la povera Chiara Poggi di Gianfranco Blasi La locuzione latina ne bis in idem (letteralmente: “non due volte per la stessa cosa”) esprime uno dei principi fondamentali del diritto: nessuno può essere sottoposto a un nuovo giudizio o a una nuova sanzione per un fatto per il quale sia già stato definitivamente assolto o condannato. È una garanzia essenziale contro l’arbitrio punitivo dello Stato e contro ogni forma di persecuzione giudiziaria. Sebbene la formulazione tecnica del principio sia successiva — spesso ricondotta al Digesto giustinianeo o alla sistematizzazione medievale del diritto — l’idea è ben più antica. Nel diritto romano essa era già pienamente operante, e Marco Tullio Cicerone ne offre una delle più chiare testimonianze sul piano filosofico e giuridico. Nel lib...