Tra Teheran e Washington: l’illusione dell’esportazione della democrazia e il silenzio dell’Europa Le bombe su Teheran Tra strategie di potenza e illusioni occidentali, il confronto con l’Iran rivela i limiti dell’ordine internazionale di Gianfranco Blasi Dopo la guerra di giugno, tra Washington e Teheran non è cambiato solo il tono: è cambiata la posta in gioco. Non si tratta più di contenere l’Iran, ma di piegarlo. O, se necessario, rovesciarlo. A sostenere questa linea c’è una convinzione tanto diffusa quanto fragile: che le crepe interne al regime possano trasformarsi in un crollo. È la solita scommessa occidentale sulla fragilità degli altri. Il problema è che questa scommessa si muove nel buio. Da settimane, la Casa Bianca oscilla: frena nei messaggi, accelera nei fatti. Ritira parole, ma accumula uomini e mezzi. Una doppia linea che non rafforza la deterrenza, ma segnala incertezza. E l’incertezza, in geopolitica, è un invito all’errore. Perché l’Iran non ...