Davos e il tempo delle scelte europee Donald Trump a Davos Tra posture, discorsi e silenzi, il Forum ha messo in risalto la pericolosità russa, l’irrisolutezza europea e l’urgenza di una vera autonomia strategica. di Gianfranco Blasi A Davos sono accadute cose. Molte. E tutte rilevanti. Nei discorsi, ma anche nei silenzi. Negli atteggiamenti, nelle posture di politici, imprenditori e banchieri. Negli abbandoni dei tavoli — di gala o meno — nelle rinunce, nelle presenze convinte, negli arrivi all’ultimo minuto. Davos è anche questo: una coreografia del potere che parla quanto e più delle parole. Non c’è stato solo il discorso memorabile di Mark Carney, forse troppo politicamente corretto, né soltanto la performance di Trump, forse troppo politicamente scorretta. Gli interventi del premier finlandese Alexander Stubb e di Volodymyr Zelensky vanno letti insieme, perché illuminano lo stesso snodo strategico che oggi attraversa soprattutto l’Europa. il canadese Mark Carney, il suo dis...