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Pubblico volentieri su “Pensieri Meridiani” questa riflessione di Gerardo Lisco . L’autore, analista politico e socio economico potentino si interroga su come la fascinazione americana invada tutto il campo delle relazioni politiche italiane, da destra a sinistra. Un fenomeno culturale che non coglie quanta differenza vi sia fra modello europeo e modello americano, determinando una inutile e dannosa subordinazione all’americanismo, ad una infiltrazione prima finanziaria ed economica poi intellettuale e culturale e alla fine politica. Sarebbe meglio ricercare modelli autonomi. Ne abbiamo le capacità ed abbiamo molta più storia degli americani. Di seguito l’analisi di Gerardo Lisco … (Gianfranco Blasi)   Il movimento “No Kings” e l’americanizzazione della sinistra italiana   di Gerardo Lisco Basta poco, oggi, perché una parte della sinistra italiana si senta chiamata alla mobilitazione. L’ultimo caso, in ordine di tempo, è quello del movimento “No Kings”, nato negli ...
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Il referendum che ridisegna la politica: vittorie, sconfitte e nuove incognite Giuseppe Conte, vincitore politico certo dell'ultimo Referendum           Trenta milioni di voti confermano la forza della democrazia diretta e segnano un passaggio decisivo: la magistratura e l’antipolitica avanzano, mentre i partiti tradizionali – da destra a sinistra – escono indeboliti, aprendo una fase di profonda incertezza   di Gianfranco Blasi Dico la mia sull’esito del voto referendario, con due brevi annotazioni preliminari. La prima. Dai tempi del referendum in cui i nostri padri e nonni scelsero fra monarchia e repubblica, passando per quello sul divorzio, fino al voto di domenica e lunedì scorso, è evidente che l’istituto referendario rappresenta il più potente strumento di democrazia diretta previsto dalla nostra Costituzione. La seconda. Proprio per questo, è impensabile sottovalutare il peso politico ed emotivo di trenta milioni d...
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  Tra Teheran e Washington: l’illusione dell’esportazione della democrazia e il silenzio dell’Europa Le bombe su Teheran Tra strategie di potenza e illusioni occidentali, il confronto con l’Iran rivela i limiti dell’ordine internazionale di Gianfranco Blasi Dopo la guerra di giugno, tra Washington e Teheran non è cambiato solo il tono: è cambiata la posta in gioco. Non si tratta più di contenere l’Iran, ma di piegarlo. O, se necessario, rovesciarlo. A sostenere questa linea c’è una convinzione tanto diffusa quanto fragile: che le crepe interne al regime possano trasformarsi in un crollo. È la solita scommessa occidentale sulla fragilità degli altri. Il problema è che questa scommessa si muove nel buio. Da settimane, la Casa Bianca oscilla: frena nei messaggi, accelera nei fatti. Ritira parole, ma accumula uomini e mezzi. Una doppia linea che non rafforza la deterrenza, ma segnala incertezza. E l’incertezza, in geopolitica, è un invito all’errore. Perché l’Iran non ...
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  LE MOLTEPLICI FORME DEL SILENZIO Perché ciò che non viene detto definisce la comunicazione, la medicina e la democrazia                                                                                    di Angela Maria Carlucci , Michael von Forstner , Gianni Pittella   E’ interessante per “Pensieri Meridiani” partecipare ad un dibattito evoluto sui temi della modernità, su quelli che potranno caratterizzare il nostro futuro di europei consapevoli delle sfide che abbiamo davanti. Carlucci, von Forstner e il nostro Gianni Pittella hanno prodotto un documento ch...