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  Venezuela: il fallimento del chavismo tra autoritarismo, crisi economica e narco-Stato di Gianfranco Blasi Il Venezuela, paese che per decenni ha beneficiato di una delle più grandi riserve petrolifere del pianeta, rappresenta oggi uno dei casi più drammatici di collasso politico, economico e sociale dell’America Latina. L’esperienza del chavismo , nata alla fine degli anni Novanta come progetto di emancipazione popolare e di redistribuzione delle ricchezze, si è progressivamente trasformata in un sistema centralizzato, autoritario, corrotto e incapace di produrre benefici diffusi per la popolazione. L’utopia del potere al popolo e la degenerazione del sistema Hugo Chávez costruì il proprio consenso su una retorica fortemente ideologica: sovranità nazionale, giustizia sociale, populismo, ovvero: promessa di riscatto delle classi popolari. Gli Stati Uniti descritti non come modello di democrazia liberale ma come stato imperialista. Un progetto che trovò eco anche in settor...
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  Non chiamatelo incidente Il dramma oltre la fatalità: responsabilità, scelte mancate e il vuoto spirituale del nostro tempo . di Gianfranco Blasi La tragedia di Crans-Montana non può essere derubricata a semplice incidente, anche se assume i contorni di una fatalità il cui senso fatica a entrare nelle nostre coscienze. È qualcosa di più: sembra un mezzo di contrasto iniettato nella risonanza magnetica dell’anima, che costringe a vedere ciò che normalmente rimuoviamo. Perché i ragazzi di quell’età sono, genuinamente, il sogno della vita che scala le generazioni e si ripete. Sono il futuro che prende forma, la promessa che non chiede ancora nulla. Morire così — inceneriti, bruciati vivi — richiama immagini arcaiche e terribili: la brutalità dell’Olocausto, la dannazione medievale dei roghi dell’Inquisizione. Il fuoco, che nelle tradizioni spirituali è elemento di purificazione insieme all’acqua, qui si rovescia nel suo contrario: non purifica i viventi, ma consuma chi ...
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  Putin, i droni e l’atomica: il ricatto permanente Vladimr Putin, sempre più aggressivo e sconcertante Il ricatto nucleare, la stanchezza dell’opinione pubblica e l’illusione di una guerra senza fine. di Gianfranco Blasi Putin dice che dei droni hanno sorvolato la sua villa. Veri? Finti? Russi? Ucraini? Autoprodotti per l’occasione, come certi attentati utili a giustificare leggi speciali? Poco importa. Il messaggio è chiaro e lo recapita con la delicatezza di un martello pneumatico: bam! — i missili nucleari in Bielorussia sono operativi. Traduzione: posso distruggere l’Europa, il mondo, l’Universo e magari anche il sistema solare, se mi gira male la giornata. Ora, non credo davvero che Putin userà l’atomica. Non siamo (ancora) in un film di Kubrick. Ma non credo neppure che abbia la minima intenzione di negoziare seriamente la pace. Perché dovrebbe? Ha già sulla coscienza un numero di morti che fa tremare i polsi: giovani russi mandati al macello, soldati ucraini, civili ucrai...
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  Il presepe e la centralità di Cristo L'opera del Ghirlandaio: L'adorazione dei pastori Contro le riduzioni ideologiche del Natale di Gianfranco Blasi Nel richiamare con forza la tradizione del presepe, Papa Leone XIV riporta la riflessione cristiana al suo nucleo essenziale: la centralità di Gesù Cristo , il Figlio di Dio fatto uomo, l’Emmanuele, «Dio con noi». Non si tratta di un richiamo nostalgico o folkloristico, ma di un atto teologico e pastorale di grande rilevanza, soprattutto in un tempo in cui il Natale rischia di essere svuotato del suo significato originario e piegato a letture estranee al suo contenuto di fede. Il presepe, nella sua semplicità, è una vera professio fidei : esso racconta l’Incarnazione, l’irruzione del divino nella storia, la scelta di Dio di farsi fragile, povero, esposto. Come ricorda san Leone Magno, «Colui che è vero Dio nasce come vero uomo, senza perdere nulla della sua divinità e assumendo interamente la nostra umanità» ( Sermone 21, ...
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  Perché voto SÌ Le ragioni di un voto favorevole al Referendum sulla giustizia, per restituire equilibrio agli ordini costituzionali di Gianfranco Blasi Voto SÌ perché la democrazia non è un equilibrio immobile, ma un sistema vivo, che va corretto quando si inclina, riequilibrato quando un potere deborda e ne sovrasta altri. Voto SÌ perché oggi esiste un problema che non possiamo più fingere di non vedere: un assetto di potere che si è irrigidito, autoreferenziale, impermeabile al controllo democratico. Da troppo tempo una parte della magistratura organizzata – l’Associazione Nazionale Magistrati in primis – agisce come una matrioska del potere: apri un livello e ne trovi subito un altro, più interno, più opaco, più influente. Un sistema di correnti che non si limita a rappresentare interessi, ma finisce per orientare nomine, carriere, sanzioni disciplinari, e, di fatto, per esercitare una funzione abnorme. Una funzione che non di rado finisce per sovrastare il Parlamento e l’es...
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  L’ammìria: quando il teatro diventa coscienza potentina La compagnia La Pretoria al completo a ricevere una vera e propria standing ovation  Tra risate, giudizi e parole antiche, la commedia di Teresa Tancredi restituisce al teatro potentino la sua funzione più alta: raccontare l’anima di una comunità, come faceva Eduardo, senza mai perdere leggerezza. di Gianfranco Blasi C’è nell’ Ammìria qualcosa di estremamente potentino. È questo il titolo, ed è anche la sintesi perfetta dell’ultima commedia in vernacolo di Teresa Tancredi e della sua straordinaria compagnia, che ha come logo la maschera di Sarachella, come nome “La Pretoria” e come capo comico un’impareggiabile Maria Villano. Un’attrice capace di trascinare il pubblico nel vortice dei suoi personaggi, lasciandolo oscillare fra risate e applausi, restando in scena tanto come commara quanto come giudice: una sorta di inviata speciale del pubblico nel cuore della commedia. Spettacolare. L’ ammìria , partiamo dall...
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  Quando la storia diventa bottega: perché Nichi Vendola sbaglia a chiamare “queer” gli attori del cristianesimo Nichi Vendola   Perché questa smania creativa di trasformare la storia della fede cristiana in una piccola bottega del mainstreaming culturale? di Gianfranco Blasi C’è una tendenza curiosa – e intellettualmente pigra – che attraversa una certa sinistra contemporanea: la rincorsa a reinterpretare qualunque tradizione, anche la più radicata, alla luce del vocabolario identitario del momento. Così può accadere che Nichi Vendola, con una di quelle uscite che suonano colte e invece rivelano una sorprendente superficialità, arrivi a definire “queer” gli attori principali del cristianesimo. Ricordiamo che queer è un temine inglese che sta ad indicare chi, in ambito sessuale, culturale o sociale, segue orientamenti o comportamenti che non rientrano nelle definizioni di normalità codificate dalla cultura prevalente.   E qui qualcosa non torna. Anzi, si rompe. ...