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Visualizzazione dei post da ottobre, 2025
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  Il no che frena il Sud: la Corte dei Conti blocca (per ora) il Ponte sullo Stretto Le sinistre italiane contro lo sviluppo del Mezzogiorno. Non di sola assistenza deve vivere il Sud di Gianfranco Blasi Sono stato per quasi un decennio, fra il 2000 e il 2008, responsabile del Dipartimento Mezzogiorno di Forza Italia. In quegli anni mi battevo per una vera politica di sviluppo del Sud, difendendo i governi Berlusconi dalle accuse — ricorrenti a sinistra — di essere “sbilanciati sul Nord”. Si evocavano i “grandi padri del meridionalismo”, si facevano conti e paragoni fra risorse assegnate e risorse “risalite” verso il Centro-Nord. Ogni volta bisognava spiegare, correggere, difendere. Oggi resto basito nel vedere gli stessi ambienti politici esultare per la decisione della Corte dei Conti di bloccare, almeno temporaneamente, il Ponte sullo Stretto di Messina. Un colpo al cuore dello sviluppo La Corte non ha concesso il visto di legittimità alla delibera Cipess sull’oper...
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  Ucraina, tre anni di guerra: le radici, le ferite e la sfida dell’Europa Una mappa che spiega chiaramente lo stallo nell'invasione russa all'Ucraina Dalle rovine del conflitto alle aule del Consiglio europeo, l’Ucraina continua a difendere la propria libertà e quella dell’Europa intera. di Gianfranco Blasi A più di tre anni dall’invasione russa, la guerra in Ucraina resta il punto più critico dell’ordine internazionale contemporaneo. Un conflitto che non è solo una tragedia nazionale, ma una sfida diretta ai principi su cui si fonda l’Europa: la libertà dei popoli, la sovranità degli Stati, il diritto alla sicurezza. Cosicché quello che fino a qualche anno fa ci sembrava scontato oggi è messo in discussione. Per esempio, e non è banale constatarlo, la necessità di alzare selettivamente e quantitativamente il livello complessivo della nostra capacità di difesa. Mentre, sul piano politico, pesano le parole di Mario Draghi, che alza l’asticella dell’unità europea: “Serve a...
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  L’economia dell’assedio: Gaza tra aiuti, blocco e collasso demografico Una cartina che rende l'idea delle proporzioni e del rapporto fra Stati e entità palestinese L’80 % della popolazione dipende dagli aiuti internazionali. Ma la vera emergenza è strutturale: due milioni e mezzo di persone non possono vivere a tempo indeterminato in un lembo di territorio senza risorse di Gianfranco Blasi Le due crisi internazionali che oggi tengono il nostro mondo con il fiato sospeso — quella ucraina e quella mediorientale — hanno un tratto comune: sono guerre asimmetriche, combattute da uno Stato potente contro un avversario più debole, o, nel caso della Palestina, contro un’entità che Stato non è. Vale la pena interrogarsi sul modo in cui l’Italia, e più in generale l’Europa, guardano a questi due teatri. Iniziamo da Gaza; affronteremo il caso ucraino in un articolo a parte. La Striscia di Gaza è una sottile regione costiera di appena 360 chilometri quadrati, ma ospita più di due mil...
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Dalla ghigliottina di Robespierre ai processi mediatici: Sarkozy, Craxi, Berlusconi e la crisi del liberalismo europeo   Sarkozy e Berlusconi, due leder della destra liberale europea Quando la giustizia diventa politica e la politica si inginocchia alla giustizia   di Gianfranco Blasi C’è un filo rosso che unisce Parigi a Roma. Non è solo il filo delle democrazie liberali in affanno, ma quello più sottile e inquietante che lega Nicolas Sarkozy a Silvio Berlusconi fino a Bettino Craxi, tre uomini di potere travolti — in tempi e modi diversi — da un’ondata giudiziaria che ha superato i confini della politica per trasformarsi in cultura, in moralismo, in forma di governo. Bettino Craxi davanti ai giudici di "mani pulite"   La Francia e la tentazione del giustizialismo Da giorni la Francia discute della detenzione di Nicolas Sarkozy. Un ex presidente della Repubblica che entra nel carcere della Santé non come colpevole, ma come imputato in attesa di appello. Le ...
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  La lezione tradita: quando la libertà d’insegnare diventa un rischio Samuel Paty, ucciso dalla furia del radicalismo islamico Samuel Paty è stato ucciso cinque anni fa davanti la sua scuola media in Francia per aver mostrato in classe le vignette di Charlie Hebdo. Ma il suo assassinio rivela una ferita più profonda: la fragilità dei nostri valori, la resa della scuola e la deriva della comunicazione pubblica. di Gianfranco Blasi Il 16 ottobre 2020, nei pressi del liceo Collège du Bois‑d’Aulne a Conflans-Sainte-Honorine, alle porte di Parigi, l’insegnante di storia e geografia Samuel Paty viene aggredito da un giovane 18enne di origine cecena, Abdoullakh Anzorov, radicalizzato. Lo segue all’uscita della scuola, lo accoltella più volte, lo decapita e pubblica la foto del corpo su Twitter. Poco dopo l’attentatore viene ucciso dalla polizia. Il motivo? In una lezione sui diritti e sulla libertà d’espressione, Paty aveva mostrato le vignette di Charlie Hebdo raffiguranti il profet...