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Perché voto SÌ
Le ragioni di un voto favorevole al Referendum sulla giustizia, per restituire equilibrio agli ordini costituzionali
di Gianfranco Blasi
Voto SÌ perché la democrazia non è un equilibrio immobile, ma un sistema vivo, che va corretto quando si inclina, riequilibrato quando un potere deborda e ne sovrasta altri. Voto SÌ perché oggi esiste un problema che non possiamo più fingere di non vedere: un assetto di potere che si è irrigidito, autoreferenziale, impermeabile al controllo democratico.
Da troppo tempo una parte della magistratura organizzata – l’Associazione Nazionale Magistrati in primis – agisce come una matrioska del potere: apri un livello e ne trovi subito un altro, più interno, più opaco, più influente. Un sistema di correnti che non si limita a rappresentare interessi, ma finisce per orientare nomine, carriere, sanzioni disciplinari, e, di fatto, per esercitare una funzione abnorme. Una funzione che non di rado finisce per sovrastare il Parlamento e l’esecutivo, alterando quell’equilibrio tra poteri che è il cuore dello Stato costituzionale.
Voto SÌ perché è necessario restituire agibilità reale agli ordini costituzionali, non per indebolire la magistratura, ma per salvarne l’autorevolezza. Un potere che non accetta limiti, che non conosce contrappesi, alla lunga perde credibilità. E con essa perde anche la fiducia dei cittadini.
Voto SÌ perché la riforma del Consiglio Superiore della Magistratura non è una vendetta, ma una cura. Lo sdoppiamento del CSM in due distinti Consigli – uno per i giudici, uno per i pubblici ministeri – non è un artificio tecnico: è il riconoscimento di una realtà sostanziale. Giudici e PM svolgono funzioni diverse, hanno ruoli diversi, rispondono a logiche diverse. Continuare a fingere che siano la stessa cosa significa perpetuare una confusione che danneggia entrambi.
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| Un potere chiuso, autoreferenziale, non è un bene per la nostra democrazia ed è una negazione della Costituzione |
Voto SÌ perché il sistema delle elezioni interne, così come è oggi, è ampiamente pilotato. Le correnti decidono prima, gli iscritti ratificano dopo. Il sorteggio, tanto demonizzato, è invece uno strumento antico e democratico per spezzare le oligarchie, ridurre il peso delle appartenenze, restituire casualità e indipendenza. Non è una negazione del merito: è una barriera contro la cooptazione.
Voto SÌ perché l’istituzione di un’Alta Corte disciplinare separata è un passaggio decisivo. Nessuna indipendenza è credibile se chi giudica disciplinarmente appartiene allo stesso circuito di relazioni, di alleanze, di protezioni. Separare le carriere, separare i percorsi, separare i controlli significa rafforzare la magistratura, non umiliarla. Significa sottrarre le decisioni disciplinari al sospetto, alle vendette trasversali, alle logiche di corrente.
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| Carlo Nordio, il padre della Riforma con Giorgia Meloni |
E infine voto SÌ per una ragione che è insieme giuridica e civile: perché credo nel giudice terzo. Credo in una netta distinzione tra chi accusa e chi giudica. Credo che il giudice debba essere, e apparire, equidistante dalle parti. Senza ambiguità, senza sovrapposizioni, senza carriere intercambiabili. Non è una fissazione ideologica: è una garanzia per la difesa, in primis per l’imputato, per la vittima, per lo Stato di diritto.
Voto SÌ perché la giustizia non può essere un potere chiuso che si autoassolve. Deve essere un potere forte, sì, ma anche responsabile, trasparente, limitato. Come tutti gli altri.
Voto SÌ perché riformare non significa attaccare: significa scegliere di non voltarsi dall’altra parte.
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| Gratteri, il Procuratore, autore in passato di controverse indagini giudiziarie, scelto dall'associazione nazionale magistrati per capeggiare il fronte del no alla riforma |
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