Paolo
Morelli, l’eroe giovane della nostra estate infinita

La copertina del 45 giri "Concerto,
il più grande successo discografico degli Alunni del Sole
A tredici anni dalla scomparsa, il
ricordo poetico del leader degli Alunni del Sole: la voce limpida del pop
romantico italiano, i concerti in Basilicata, le notti senza orologio e una
musica che continua a passare di padre in figlia come una promessa mantenuta.
di Gianfranco Blasi
Paolo Morelli ci ha lasciato nel 2013.
Oggi avrebbe avuto settantanove anni. Eppure, come spesso accade agli artisti
che hanno abitato la nostra giovinezza, di lui non resta l’ombra del tempo, ma
la luce. Aveva ragione mio figlio Gianmarco quando, citando Francesco Guccini, mi ricordava che “gli
eroi son tutti giovani e belli”.
Di Paolo Morelli resta infatti un volto
giovane, gli occhi lucidi e innamorati, quella freschezza della voce che
sembrava sempre sul punto di spiccare il volo. Cantava con lo sguardo rivolto
verso l’alto, come se le sue parole avessero bisogno di un cielo per compiersi.
E cielo ne hanno avuto, eccome.
Il
suo nome è legato indissolubilmente agli Alunni
del Sole, gruppo simbolo di una stagione irripetibile del pop
romantico italiano tra gli anni Settanta e Ottanta. Paolo non volle mai
pubblicare un disco da solista. “Non posso tradire mio fratello e gli amici del
gruppo”, diceva. “Sarebbe come cantare nel deserto.” Dentro il complesso era
tutto: leader carismatico, tastierista raffinato, voce solista inconfondibile,
autore di musiche e testi che hanno attraversato generazioni. Ma soprattutto
era un uomo fedele. Alla musica, agli amici, al pubblico.
![]() |
| Sartoria napoletana in stile inglese per Paolo Morelli e il suo gruppo |
Quando
veniva a suonare in Basilicata chiamava il mio amico Antonio. Indicava luogo e
orario del concerto con una consegna che aveva il sapore dell’amicizia vera:
“Mi raccomando, dillo a Gianfranco!”. E noi partivamo. Un panino, una birra, la
strada che scorreva tra i paesi lucani come una promessa. In sottofondo
potevano esserci anche i Dik Dik,
perché certe canzoni, anche se non sono le tue, raccontano il viaggio meglio di
qualunque parola. Era la nostra piccola Isola di Wight in salsa lucana: niente
oceano, ma colline, piazze gremite e un palco illuminato nella notte.
Poi
iniziava la magia.
“Concerto”,
“Liù”, “Genny”, “A canzuncella”… e noi sotto il palco a cantare, a chiedere i
bis come se il tempo non dovesse finire mai. Paolo salutava sempre, ringraziava
con una gentilezza che non era di maniera ma sostanza. Sentiva l’entusiasmo,
percepiva l’affetto. Qualche volta mi invitava sul palco: salivamo in gruppo,
amici e fan improvvisati, e l’ultimo pezzo diventava una festa collettiva.
Paolo era capace di ricominciare da capo, senza stanchezza. Una volta, in un
paese della Val d’Agri, cantò fino all’una e mezza di notte. E noi con lui,
come se la notte fosse un bene infinito.
La
loro discografia è un atlante sentimentale. Dall’esordio con E
mi manchi tanto fino ai brani che hanno segnato un’epoca, gli
Alunni hanno raccontato amori timidi e assoluti, addii sussurrati, speranze
ostinate. Canzoni come “Un’altra poesia”, “Ritornelli infantili”, “Un ricordo”
custodiscono immagini che non invecchiano:
E
già il sole era calato / e il grano era falciato / e al profumo della terra ti
eri già lasciata andare…
Versi che sembrano nati in una sera d’estate del Sud, quando la luce si spegne
piano e il cuore resta acceso.
Oggi
mia figlia Martina, trent’anni di gioia di vivere, tiene in macchina e a casa
le tracce degli Alunni. Le ascolta come si ascolta una storia di famiglia. E in
quel passaggio silenzioso tra generazioni c’è forse il segreto dell’arte vera:
non appartiene a un tempo, ma a chi la riconosce come propria.
Mi
piace ricordare anche un altro amico, il musicista potentino Vito Lisi, che per Villani Editore ha scritto qualche anno
fa un libro intenso e saturo di memoria, In sella ad una moto verso gli
Alunni del Sole. Lisi ha raccolto, custodito, rinnovato quel
patrimonio musicale, come si fa con un testimone prezioso.
![]() |
| Il potentino Vito Lisi con il suo "In sella ad una moto verso gli Alunni ..." |
Eppure
Paolo appartiene a un Olimpo particolare: quello dei cantautori e dei gruppi
che hanno fatto del romanticismo una cifra stilistica, quando la parola “pop”
non significava superficialità ma popolare nel senso più nobile, condiviso,
corale.
Se chiudo gli occhi lo rivedo: lo sguardo alzato,
le mani sulla tastiera, la voce che si apre e si fa abbraccio. Gli eroi, forse,
sono davvero tutti giovani e belli. Ma alcuni lo restano non perché il tempo si
fermi, bensì perché la loro musica continua a cantare per noi.
![]() |
| Una foto di repertorio di Paolo e i suoi a cavallo fra anni 70' e 80' |



Commenti
Posta un commento