Con l'articolo che segue Gerardo Lisco prova ad andare oltre le letture superficiali del fenomeno politico rappresentato dal generale Roberto Vannacci. L'autore non si limita ad analizzare le sue posizioni su identità, immigrazione e trasformazioni sociali, ma le colloca dentro la più ampia crisi della politica contemporanea, segnata dalla frammentazione sociale, dalla sfiducia verso i partiti tradizionali e dal vuoto di rappresentanza. Ne emerge una riflessione che invita a interrogarsi non tanto sul destino politico di Vannacci, quanto sulle ragioni profonde del consenso che raccoglie e sulle trasformazioni che stanno attraversando l'Italia e l'Europa.
Gianfranco Blasi
La
fenomenologia di Vannacci
Politica
nazionale e nuovi scenari, il generale e il vuoto della politica
di Gerardo Lisco
Con l'ufficializzazione del partito Futuro
Nazionale, Roberto Vannacci è entrato definitivamente nella scena politica
italiana. Il successo editoriale de Il mondo al contrario ha rappresentato il
trampolino di lancio che ha trasformato il Generale di Brigata da figura
militare a leader politico. Ridurre il fenomeno Vannacci a una semplice
riproposizione del fascismo sarebbe tuttavia una semplificazione che rischia di
sottovalutarne la portata politica e sociale. Allo stesso modo, considerarlo
una parentesi destinata a esaurirsi rapidamente potrebbe rivelarsi un errore di
valutazione. La forza di Vannacci risiede soprattutto nella comunicazione. Lo
stile diretto, il linguaggio semplice e la capacità di affrontare temi
controversi attraverso formule immediatamente comprensibili non sembrano il
frutto dell'improvvisazione, ma di una strategia comunicativa efficace. Il suo
messaggio si rivolge a un elettorato ampio che negli ultimi quindici anni ha
manifestato una crescente sfiducia nei confronti delle forze politiche
tradizionali. Una parte di questo elettorato ha trovato in passato una
rappresentanza nel Movimento 5 Stelle, che alle elezioni politiche del 2018
ottenne circa il 33% dei voti. Un'altra parte si è progressivamente rifugiata
nell'astensione. Si tratta di un bacino elettorale che tende a riemergere
quando percepisce l'esistenza di un'offerta politica in grado di mettere in
discussione gli equilibri consolidati del sistema politico.
| Periferie e integrazione |
Le dichiarazioni di Vannacci che hanno suscitato
maggiore attenzione riguardano temi che toccano direttamente questioni
identitarie, culturali e sociali. Tra queste vi sono quelle relative
all'introduzione del reato autonomo di femminicidio. La posizione di Vannacci
si colloca all'interno di un dibattito che non riguarda la gravità del
fenomeno, unanimemente riconosciuta, ma l'opportunità di introdurre una
fattispecie penale specifica. Alcuni giuristi hanno evidenziato possibili
criticità. Secondo questa impostazione, l'ordinamento disponeva già di
strumenti idonei a punire severamente gli omicidi maturati in contesti di
violenza relazionale e l'introduzione di una nuova fattispecie potrebbe
assumere prevalentemente una funzione simbolica. L'avvocato Lucio Scotti, ad
esempio, ha sostenuto che la nuova norma potrebbe sollevare dubbi in relazione
al principio di determinatezza della fattispecie penale, poiché richiama
concetti come dominio, controllo e prevaricazione che potrebbero risultare
difficili da tradurre in criteri oggettivamente verificabili. Altri studiosi e
movimenti femministi sostengono invece che il femminicidio rappresenti un
fenomeno specifico, caratterizzato da una matrice culturale legata ai rapporti
di potere tra uomini e donne. In questa prospettiva il riconoscimento giuridico
del fenomeno svolgerebbe una funzione non soltanto repressiva ma anche
culturale e preventiva. Il dibattito resta dunque aperto e riflette una più
ampia discussione sul rapporto tra diritto penale, cultura e trasformazioni
sociali.
Un secondo tema riguarda la distinzione tra sesso
biologico e identità di genere. Vannacci contesta la distinzione tra sesso
biologico e genere così come viene formulata nelle versioni più radicali della
teoria gender. Secondo questa impostazione critica, il dato biologico mantiene
una centralità che non può essere completamente superata attraverso processi
educativi o culturali. A sostegno di tale posizione viene spesso richiamato il
caso di David Reimer, il bambino canadese che, dopo una grave lesione subita
durante una circoncisione, fu educato come una bambina nell'ambito degli
esperimenti dello psicologo John Money. L'esito della vicenda è stato
utilizzato da diversi autori come argomento contro le interpretazioni che
attribuiscono all'educazione un ruolo esclusivo nella costruzione dell'identità
sessuale. Al tempo stesso, altri studiosi continuano a sostenere che l'identità
di genere sia il risultato dell'interazione tra fattori biologici, psicologici
e sociali. Il confronto resta pertanto aperto. Da questa prospettiva,
l'orientamento sessuale appartiene alla sfera privata dell'individuo e non
dovrebbe costituire motivo di discriminazione né richiedere particolari
privilegi giuridici. Il principio rivendicato è quello dell'eguaglianza dei
diritti e dei doveri tra tutti i cittadini, indipendentemente dalle loro preferenze
sessuali.
Un ulteriore tema centrale nella comunicazione di
Vannacci è quello dell'immigrazione. Le sue posizioni incontrano consenso
soprattutto in quei contesti sociali dove la percezione dell'insicurezza è
elevata e dove i cittadini ritengono che i fenomeni migratori abbiano prodotto
effetti negativi sulla qualità della vita nei quartieri popolari. Da una parte
esistono problemi reali legati alla gestione dei flussi migratori,
all'integrazione e alla criminalità; dall'altra il rapporto tra immigrazione e
criminalità non può essere ridotto a un semplice schema causa-effetto. Ciò non
toglie che in molte periferie urbane e in diversi contesti sociali la
percezione dell'insicurezza costituisca un elemento concreto dell'esperienza
quotidiana di una parte della popolazione. La forza politica di Vannacci deriva
dalla capacità di tradurre tali preoccupazioni in messaggi semplici e
immediati.
Limitarsi alle singole dichiarazioni rischia
tuttavia di non cogliere il significato più profondo del fenomeno. Il consenso
raccolto da Vannacci può essere interpretato come il prodotto di trasformazioni
culturali ed economiche che attraversano l'Occidente da diversi decenni. Da un
lato la cultura postmoderna ha progressivamente messo in discussione le grandi
narrazioni collettive, le identità condivise e i riferimenti comuni che avevano
caratterizzato la modernità. Dall'altro il neoliberismo ha esteso la logica del
mercato a ogni ambito della vita sociale, trasformando gli individui in
competitori permanenti e riducendo gli spazi di solidarietà collettiva.
L'incontro tra postmodernità e neoliberismo ha prodotto una profonda
frammentazione sociale. Il tradizionale conflitto tra lavoro e capitale, che
aveva caratterizzato gran parte del Novecento, è stato progressivamente
sostituito da una molteplicità di conflitti orizzontali: tra generazioni, tra
uomini e donne, tra lavoratori garantiti e precari, tra cittadini e immigrati,
tra gruppi identitari sempre più definiti da appartenenze particolari. In
questo senso si può parlare di una vera e propria tribalizzazione della
società.
Venuti meno i riferimenti collettivi tradizionali,
molti individui sperimentano una condizione di smarrimento che si traduce nella
percezione di vivere in un vuoto di significato. La progressiva riduzione della
persona a consumatore e a valore di scambio ha accentuato questa sensazione di
disorientamento. Il corpo stesso tende a essere percepito sempre più come
oggetto di mercato e di rappresentazione. In tale contesto, il successo di
Vannacci può essere letto come la ricerca di un principio di ordine, di limiti
e di identità da parte di settori della popolazione che percepiscono come
degenerative alcune conseguenze della globalizzazione economica e del
relativismo culturale. Vannacci viene quindi interpretato dai suoi sostenitori
non semplicemente come un leader politico, ma come colui che cerca di porre un
argine a processi che vengono percepiti come dissolutivi dei legami sociali e
delle identità collettive.
La questione centrale diventa allora un'altra:
Vannacci rappresenta un fenomeno temporaneo oppure l'inizio di una
trasformazione più profonda? Una prima interpretazione considera il suo ruolo
funzionale agli equilibri esistenti. In questa prospettiva, l'emergere di nuove
forze politiche ai margini dei principali schieramenti contribuirebbe a
frammentare ulteriormente il quadro politico, rendendo più difficili la
formazione di maggioranze stabili e la governabilità del Paese. Alcuni
osservatori ipotizzano che una simile frammentazione possa favorire, in
situazioni di crisi, il ricorso a soluzioni tecnocratiche o a governi di
emergenza sostenuti da ampie coalizioni parlamentari. Si tratta tuttavia di
un'ipotesi interpretativa che necessita di essere verificata alla prova dei
fatti.
Una seconda interpretazione attribuisce invece a
Vannacci la possibilità di costruire una forza politica autonoma e duratura,
capace di intercettare il malcontento sociale e di consolidarsi elettoralmente,
analogamente a quanto avvenuto in altri Paesi europei con movimenti sovranisti
e identitari. In questo caso il fenomeno Vannacci potrebbe superare la
dimensione personale del suo fondatore e trasformarsi in una componente stabile
del sistema politico italiano.
Per comprendere pienamente questa prospettiva è
necessario collocare il fenomeno all'interno della più ampia crisi che investe
l'Unione Europea. Le difficoltà economiche, le tensioni geopolitiche, la guerra
in Ucraina, il dibattito sul riarmo, la transizione ecologica e la crescente
distanza tra istituzioni europee e cittadini alimentano un clima di sfiducia
che favorisce l'ascesa di movimenti critici verso l'attuale assetto
dell'integrazione europea. Secondo una lettura critica, le élite europee
starebbero rispondendo a tali difficoltà attraverso una crescente centralizzazione
delle decisioni e mediante strumenti tecnocratici che riducono gli spazi di
partecipazione democratica. In questa prospettiva il conflitto bellico, il
riarmo e la transizione ecologica verrebbero utilizzati non soltanto come
risposte a esigenze geopolitiche ed economiche, ma anche come strumenti di
riorganizzazione del capitalismo contemporaneo.
Che si condivida o meno questa interpretazione, il
fenomeno Vannacci appare difficilmente comprensibile se isolato dal contesto
storico nel quale si sviluppa. Esso non rappresenta soltanto l'ascesa di un
leader politico, ma l'espressione di una domanda sociale che attraversa una
parte significativa dell'Occidente. La vera questione, dunque, non riguarda
soltanto il destino politico di Vannacci. Riguarda soprattutto la capacità
delle classi dirigenti europee e nazionali di fornire risposte credibili alle
trasformazioni economiche, sociali e culturali che stanno ridefinendo il
rapporto tra cittadini, politica e istituzioni. Se tali risposte non
arriveranno, figure come Vannacci continueranno probabilmente a emergere,
indipendentemente dal giudizio che si voglia esprimere su di esse.
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