La Luna prima della Luna

(Monologo)

di Gianfranco Blasi

 



C'è una domanda che l'uomo si porta dentro da quando ha imparato ad alzare gli occhi.

Perché la Luna?

Perché, fra tutti gli astri, proprio lei è diventata la nostra compagna di viaggio?

Il Sole illumina.
Le stelle ci perdono nell'infinito.
La Luna, invece, ci guarda.

Da sempre.

Quando ancora non esistevano telescopi.
Quando nessuno sapeva cosa fosse un razzo.
Quando la parola NASA non era stata nemmeno immaginata.

La Luna era già lì.

Sospesa sopra le campagne, le montagne di Basilicata.
Sui boschi di Sasso di Castalda.
Sulle piazze d'Italia.
Sulle immense pianure d'America.

Era la stessa Luna.

La guardava un pastore lucano.
La guardava un emigrante sul ponte di una nave.
La guardava un bambino che sognava un'altra vita.

La guardava anche un ragazzo figlio di emigranti italiani.

Si chiamava Rocco Petrone.

Forse non immaginava che un giorno sarebbe stato lui ad accompagnare gli uomini fin quasi a toccarla.

Eppure tutto era già scritto.

Perché prima dei motori vengono i sogni.

Prima dell'ingegneria viene l'immaginazione.

Prima della conquista viene la poesia.

...

Da secoli i poeti parlano con la Luna.

Qualcuno la chiama confidente.

Qualcuno madre.

Qualcuno amante.

Per Dante è una delle sfere del Paradiso.

Per Ariosto diventa il luogo dove finiscono le cose perdute dagli uomini.

Le lacrime.
Il senno.
Le illusioni.

E forse, se ci pensiamo bene, anche oggi continuiamo a perdere sulla Terra quello che speriamo di ritrovare lassù.

Poi arriva Giacomo Leopardi.

E nessuno, forse, ha parlato alla Luna come lui.

"Che fai tu, Luna, in ciel? Dimmi, che fai..."

Non è una domanda astronomica.

È la domanda dell'uomo.

Che cosa ci facciamo qui?

Perché viviamo?

Perché soffriamo?

La Luna ascolta.

Non risponde mai.

Ma ascolta.

Ed è forse per questo che continuiamo a parlarle.

...

Anche Shakespeare la guarda.

Ma la Luna di Shakespeare cambia volto ogni notte.

È l'incostanza degli amanti.

È il tempo che passa.

È il teatro della vita.

Pirandello, invece, ci insegnerebbe che ogni uomo vede una Luna diversa.

Perché ognuno guarda il cielo con la propria storia.

Con le proprie ferite.

Con la propria nostalgia.

...

E poi ci sono le nostre notti.

Le notti della Basilicata.

Chi è nato da queste parti lo sa.

Esiste un silenzio che altrove non esiste.

Quando il vento si ferma.

Quando i paesi sembrano galleggiare nel buio.

Quando le montagne diventano ombre.

E la Luna illumina le pietre.

Le stesse pietre che hanno visto partire migliaia di uomini.

Con una valigia.

Con poco pane.

Con tanti sogni.

Molti andarono in America.

Pensavano di lasciare tutto.

Ma una cosa non riuscirono mai a lasciare.

La Luna.

Perché quella che saliva sopra Potenza era la stessa che attraversava New York.

La stessa che guardava Houston.

La stessa che entrava dalle finestre di Cape Kennedy.

La stessa.

Sempre lei.

...

Poi arrivò il Novecento.

Gli uomini smisero di accontentarsi di guardarla.

Vollero raggiungerla.

Fu allora che la fantasia incontrò la matematica.

La poesia incontrò la fisica.

Il sogno incontrò il calcolo.

E in quella straordinaria impresa c'era anche un uomo nato da una storia lucana.

Rocco Petrone.

Figlio dell'emigrazione.

Figlio della tenacia.

Figlio di quella cultura contadina che insegnava una parola semplice.

C’è l’ha raccontato un grande “cantore”, Renato.

E’ questo il punto: fare bene il proprio lavoro.

 

Dietro l'immagine di Neil Armstrong che posa il piede sulla Luna ci sono migliaia di mani invisibili.

Ci sono ingegneri.

Operai.

Tecnici.

Scienziati.

Donne e uomini che hanno trasformato un sogno in realtà.

Fra loro c'era anche lui.

E forse è questo il miracolo più bello.

Che un bambino le cui radici affondavano in un piccolo paese della Basilicata abbia contribuito a portare l'umanità intera oltre il proprio orizzonte.

...

Ma sapete una cosa?

Io credo che il vero viaggio verso la Luna non sia finito nel luglio del 1969.

Continua.

Ogni volta che un bambino alza gli occhi.

Ogni volta che un poeta scrive un verso.

Ogni volta che uno scienziato rifiuta di dire "è impossibile".

Ogni volta che un musicista cerca una nota che ancora non esiste.

Ogni volta che un uomo decide di andare un passo più avanti.

...

Stasera parliamo di Luna.

La ascoltiamo nella musica.

La ritroveremo nei versi.

La ricordiamo nella scienza.

Ma soprattutto la ritroviamo dentro di noi.

Perché la Luna non appartiene agli astronauti.

Appartiene all'umanità.

È il luogo dove finiscono i nostri sogni e dove ricominciano i nostri desideri.

Forse è per questo che continua a seguirci.

Silenziosa.

Paziente.

Come una madre.

Come una vecchia amica.

Come quella luce che, da millenni, accompagna i passi dell'uomo.

Dalle montagne della Lucania...

fino al Mare della Tranquillità.

E in mezzo, c'è tutta la nostra storia.

 

 

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