La politica internazionale non si comprende soltanto osservando gli eventi. Per capire davvero ciò che accade occorre risalire alle idee, alle visioni del mondo e alle culture che orientano le classi dirigenti. È con questo spirito che Pensieri Meridiani propone ai suoi lettori il saggio di Gerardo Lisco dedicato a Peter Thiel, una delle figure più influenti – e meno conosciute dal grande pubblico – del nuovo conservatorismo americano. Attraverso un percorso che incrocia filosofia politica, geopolitica e critica della modernità, l'autore ricostruisce le basi teoriche di una concezione degli Stati Uniti sempre più lontana dall'universalismo liberale e sempre più vicina a un'idea messianica della propria missione storica. Si tratta di un'analisi rigorosa, destinata certamente a suscitare confronto e anche dissenso, ma proprio per questo preziosa. Comprendere le idee che muovono il potere è il primo passo per interpretare il nostro tempo senza lasciarsi imprigionare dalle semplificazioni della cronaca.

Gianfranco Blasi

 


 



Peter Thiel e il fideismo americano. Dalla crisi dell'universalismo liberale al messianesimo imperiale


di Gerardo Lisco

Negli ultimi mesi mi ha incuriosito la pubblicazione del saggio Il momento straussiano di Peter Thiel, imprenditore, fondatore di Palantir Technologies e tra i principali ispiratori della politica di Donald Trump. Il volume costituisce una chiave di lettura utile per comprendere l'evoluzione ideologica di una parte significativa delle élite americane e il progressivo abbandono dell'universalismo liberale a favore di una concezione apertamente messianica della missione degli Stati Uniti nel mondo.

Il saggio prende le mosse da due eventi fondamentali: l'attentato dell'11 settembre alle Torri Gemelle e la constatazione che, nonostante i centinaia di miliardi di dollari trasferiti ai Paesi in via di sviluppo nel secondo dopoguerra, quelle stesse società si sono progressivamente rivoltate contro l'egemonia americana. In sostanza, il soft power, gli aiuti economici e perfino la superiorità militare non sono riusciti a convincere quei popoli che l'American way of life rappresentasse il modello universale cui aspirare.

Occorre tuttavia osservare che quei miliardi di dollari non sono stati destinati alle immense masse di poveri che vivono in Africa, in Asia o in America Latina. Essi sono stati indirizzati prevalentemente verso oligarchie politiche, classi dirigenti e, molto spesso, dittature sanguinarie fedeli agli interessi geopolitici degli Stati Uniti.

Scrive Thiel:

«Il XXI secolo si è aperto con lo sconvolgente boato dell'11 settembre 2001. In quelle ore l'intero quadro politico e militare dei secoli XIX e XX, e dell'intera epoca moderna, basato sulla deterrenza armata, sulla razionalità degli Stati-nazione, sull'opinione pubblica e sulla diplomazia internazionale, è stato incrinato...»

Per Thiel quell'attentato segna la fine di un'intera epoca storica e rende necessario un nuovo patto sociale fondato sulla limitazione delle libertà individuali e sul rafforzamento dello Stato di sicurezza. Non è un caso che il fondatore di questa teoria sia anche il fondatore di Palantir Technologies, società che raccoglie enormi quantità di dati, li organizza e li mette a disposizione dell'intelligence e delle forze armate americane per orientare decisioni politiche e militari. La costruzione dello Stato di sorveglianza non rappresenta dunque soltanto una scelta teorica, ma coincide perfettamente con gli interessi economici e imprenditoriali dello stesso Thiel.

In un altro passaggio del saggio egli afferma:

«Dopo la Seconda guerra mondiale il Washington Consensus ha richiesto enormi trasferimenti di ricchezza dal mondo sviluppato a quello in via di sviluppo...»

Secondo Thiel, il progetto di sviluppo internazionale promosso dalla Banca Mondiale, dal Fondo Monetario Internazionale e dalle altre istituzioni occidentali avrebbe dovuto produrre crescita economica e stabilità politica. Il fatto che ciò non sia avvenuto viene interpretato come il fallimento dell'approccio universalistico dell'Occidente.

Su questi presupposti prende forma la riflessione filosofica dell'autore. Thiel esordisce infatti con una critica radicale dell'Illuminismo. A suo giudizio, proprio a partire dalla cultura illuministica sarebbe stata progressivamente abbandonata ogni riflessione sulla natura umana. Egli propone quindi un ritorno alle grandi tradizioni filosofiche precedenti l'età dei Lumi.

Scrive:

«Esiste naturalmente una tradizione occidentale più antica...»

Per Thiel gli esseri umani non sono naturalmente buoni, né sono guidati spontaneamente dalla ragione. Essi sono potenzialmente malvagi, o quanto meno pericolosi. Da Agostino a Machiavelli, la tradizione preilluministica avrebbe avuto il merito di non dimenticare mai questa fondamentale caratteristica della natura umana.

Sono, in definitiva, tre i pilastri sui quali poggia la sua costruzione teorica: il trauma dell'11 settembre, il fallimento del Washington Consensus e la convinzione della fondamentale cattiveria dell'uomo. Tradotto in termini politici, il ragionamento è molto semplice: gli Stati Uniti sarebbero stati generosi nei confronti del resto del mondo, ma un'umanità intrinsecamente malvagia avrebbe risposto con la violenza e con il rifiuto della civiltà americana.

A questo punto entrano in scena Carl Schmitt e Leo Strauss. Il richiamo a Schmitt è funzionale soprattutto alla categoria dell'amico e del nemico e alla concezione della politica come conflitto permanente. Riferendosi allo scontro tra Occidente e Islam, Thiel osserva come il mondo islamico conservi una forte concezione religiosa e politica della realtà, mentre l'Occidente avrebbe ormai smarrito le ragioni profonde del proprio combattere.

Parallelamente egli richiama Leo Strauss e la sua critica della modernità. Due affermazioni risultano particolarmente significative: l'esistenza di una gerarchia di fini universalmente validi, ma non di regole universalmente valide, e l'idea secondo cui le considerazioni rivolte ai nemici esterni possano essere estese anche agli elementi sovversivi interni. Letti insieme, questi principi costituiscono il fondamento teorico della sospensione della democrazia in nome della salvezza dell'ordine politico.

Ciò che rimane è il liberalismo trasformato in una verità rivelata della quale gli Stati Uniti si considerano i custodi e i difensori. La religiosità evocata da Thiel non coincide semplicemente con il cristianesimo, ma con una concezione messianica della storia secondo la quale la società americana sarebbe stata chiamata da una missione provvidenziale a civilizzare il mondo. Oggi quella missione viene percepita come minacciata tanto dai nemici dichiarati – Cina, Russia e mondo islamico – quanto dagli alleati considerati ingrati.

In questa prospettiva acquistano significato molte delle posizioni assunte da Donald Trump. Le critiche rivolte all'Unione europea, la richiesta di annettere la Groenlandia, le pressioni esercitate sul Canada, la pretesa che gli alleati europei sostengano integralmente il costo della guerra in Ucraina e aumentino la spesa militare nell'ambito della NATO rispondono tutte alla stessa logica. Se gli Stati Uniti garantiscono la sicurezza dell'Occidente, gli alleati devono dimostrare fedeltà assoluta e contribuire economicamente al mantenimento dell'impero.

L'ultimo riferimento teorico è René Girard, del quale Thiel si considera allievo. Il concetto centrale è quello del capro espiatorio. Secondo Girard, la guerra di tutti contro tutti termina quando la violenza collettiva si concentra contro una sola vittima, la cui eliminazione ristabilisce temporaneamente l'ordine.

Trasferita sul terreno geopolitico, questa teoria apre interrogativi inquietanti. Chi sarà il capro espiatorio destinato a ricostruire un nuovo equilibrio mondiale? Israele appare come l'alleato privilegiato dell'attuale amministrazione americana, mentre sul piano interno la crescente tribalizzazione della società statunitense rende sempre più aspra la competizione tra gruppi sociali e politici. In questo contesto il ruolo svolto da Palantir attraverso il controllo e l'organizzazione dei dati assume un'importanza decisiva.

Sul piano internazionale il problema principale riguarda invece l'Europa. Per come è oggi organizzata, l'Unione europea non appare in grado di sostenere un confronto strategico con gli Stati Uniti. Acquista armamenti americani, importa gas e petrolio dagli Stati Uniti e si è assunta gran parte dell'onere finanziario del conflitto russo-ucraino. A ciò si aggiungono le pressioni esercitate dai Paesi baltici e dalla Polonia, la convinzione ideologica di dover difendere l'onore dell'Occidente attraverso il sostegno incondizionato all'Ucraina e la diffusa confusione tra la crisi della leadership americana e una presunta crisi irreversibile dell'intero Occidente.

Ritornando al Momento straussiano, al di là della superficialità e della rozzezza dell'elaborazione filosofica di Thiel, ciò che dovrebbe realmente preoccupare è la forte componente messianica e religiosa che attraversa l'intero volume. Thiel è convinto, e con lui milioni di americani, che gli Stati Uniti siano stati chiamati a una missione storica e provvidenziale: plasmare il mondo a propria immagine e somiglianza. Se questa missione viene rifiutata, la risposta non può che essere la punizione del dissenso. In questa prospettiva il liberalismo cessa di essere una dottrina politica e diventa una fede, mentre la politica internazionale assume sempre più i tratti di una guerra religiosa combattuta in nome di una verità rivelata.

 

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