L'unicità della Lucania. Quando la memoria diventa poesia e la storia custodisce il ricordo

L'ultimo libro di Prospero Cascini e Rosario Lauletta




di Gianfranco Blasi

Ci sono libri che raccontano un territorio e libri che, invece, riescono a restituirne un'anima. L'unicità della Lucania. Periferia tra storia, magia e poesia (Monetti Editore, 2026), firmato da Prospero Cascini e Rosario Lauletta, appartiene certamente alla seconda categoria.

Il titolo potrebbe far pensare a un semplice omaggio alla Basilicata. In realtà il volume si rivela qualcosa di molto più complesso: un viaggio dentro una terra che ha costruito la propria identità sul confine sottile tra realtà e leggenda, tra fatica quotidiana e immaginazione, tra cronaca e mito. Una Lucania che non viene semplicemente descritta, ma evocata, quasi restituita alla sua dimensione più profonda.

Prospero Cascini sceglie il linguaggio della poesia, ma i suoi versi non si rifugiano nell'astrazione. Al contrario, affondano le radici nella vita concreta dei paesi lucani, nelle piazze, nelle campagne, nelle montagne, nelle case di pietra dove il tempo sembra conservare un respiro diverso. È una poesia civile, prima ancora che lirica, perché restituisce dignità ai piccoli gesti, ai silenzi, ai volti anonimi che hanno costruito la storia di questa regione. Una poesia che non celebra il passato per nostalgia, ma lo rende nuovamente presente.

Bene ha scritto, a questo proposito, nell'introduzione al libro, il presidente di Med in Lucania, Dino Nicolia: «La poesia di Cascini si configura come un mosaico, dove ogni tessera rappresenta un ricordo, una sensazione, un gesto quotidiano, trasformandoli in versi e svelando le storie più remote».

La sua è una scrittura che ho potuto seguire negli anni, che riconosco e che continuo ad ammirare. Cascini sembra voler affermare una verità semplice: nessuna periferia è davvero marginale quando custodisce una memoria così ricca. Ogni componimento diventa così un atto di resistenza contro l'oblio, un invito a riconoscere il valore di ciò che troppo spesso viene considerato secondario.




Accanto alla voce poetica si colloca quella di Rosario Lauletta, studioso e appassionato ricercatore delle vicende locali, che mette a disposizione del lettore il patrimonio di un lungo lavoro archivistico. Documenti, testimonianze, ricostruzioni storiche e riferimenti a Castelsaraceno — uno dei borghi più suggestivi della Basilicata, sospeso, con il suo straordinario ponte tibetano tra il Monte Alpi e il massiccio del Sirino — contribuiscono a restituire profondità storica al racconto.

Non a caso Marcello Pittella coglie questa comunione di intenti tra i due autori. Nella prefazione, l’attuale presidente del consiglio regionale, osserva come l'apparente marginalità della Lucania si riveli, in realtà, uno spazio di straordinaria centralità culturale, una terra capace di coniugare tradizione e innovazione senza perdere il proprio nucleo originario. È una riflessione che coglie il cuore del libro: la periferia non come limite, ma come luogo generativo di cultura, pensiero e futuro.




Non si tratta, dunque, di un apparato erudito fine a sé stesso. La documentazione diventa parte integrante della narrazione, dimostrando come la memoria collettiva non viva soltanto nei grandi eventi, ma soprattutto nelle vicende delle comunità minori, nelle tradizioni tramandate oralmente, nei racconti che rischiano di scomparire con l'ultima generazione che li custodisce.

Particolarmente significativa è la ripubblicazione integrale di un articolo del 1958 dedicato ai Maciari di Basilicata, figure emblematiche dell'immaginario popolare lucano. Le maciàre, guaritrici, conoscitrici di erbe, depositarie di antichi saperi e, al tempo stesso, protagoniste delle paure collettive, rappresentano uno degli aspetti più affascinanti della cultura contadina meridionale. Attraverso questo recupero documentario il libro evita ogni folklorismo superficiale e invita il lettore a comprendere come superstizione, religiosità popolare e medicina tradizionale abbiano convissuto per secoli, dando forma a un universo simbolico di straordinaria ricchezza.

Ed è proprio qui che storia e poesia finiscono per incontrarsi.

La Lucania raccontata da Cascini e Lauletta non è mai soltanto un luogo geografico. Diventa una categoria dello spirito. È la metafora di tutte le periferie del mondo: territori apparentemente marginali che conservano una sorprendente capacità di produrre cultura, memoria e identità.




In queste pagine la magia non è evasione dalla realtà, ma uno strumento attraverso cui interpretarla. Le leggende popolari, i racconti tramandati, le antiche credenze convivono con la ricostruzione storica senza contraddirla. Al contrario, la completano, perché ogni comunità vive tanto dei fatti quanto delle narrazioni che costruisce intorno a essi. In fondo, come insegnava Mircea Eliade, il mito non è il contrario della storia: è uno dei modi attraverso cui una comunità attribuisce senso alla propria esperienza.

L'opera assume così anche un valore politico, nel senso più alto del termine. Una suggestione che accompagna da sempre anche il mio impegno sociale, giornalistico, letterario e civile. Difendere la memoria di una terra significa difendere il diritto delle comunità a riconoscersi nella propria storia, soprattutto in un tempo segnato dallo spopolamento, dalla perdita delle radici e dall'omologazione culturale. La Lucania, da periferia geografica, diventa così il centro di una riflessione universale sul rapporto tra identità e modernità.

Il paesaggio, infine, non fa da semplice sfondo. Le montagne, i boschi, i tratturi, le pietre dei paesi non vengono descritti come elementi naturali, ma come protagonisti di una vicenda collettiva. È quella che Carlo Levi avrebbe definito la "civiltà della Lucania". Un luogo dove natura e storia si fondono fino a diventare inseparabili. È la stessa Lucania che Scotellaro aveva intuito come «terra di uomini liberi», capace di custodire una civiltà contadina non come residuo del passato, ma come riserva morale da cui ripartire. Cascini e Lauletta sembrano raccogliere idealmente quel testimone, mostrando come la memoria non sia un museo, ma una forma di futuro.

L'unicità della Lucania è dunque un libro che sfugge alle classificazioni. È insieme raccolta poetica, antologia della memoria, saggio storico e testimonianza civile. Un volume che invita il lettore a rallentare, ad ascoltare le voci di una terra antica e a comprendere che la vera ricchezza delle periferie non consiste soltanto nei paesaggi, ma nelle storie che continuano a custodire.

Per Cascini il ricordo è emotivo, quasi viscerale; la poesia nasce dalla vita vissuta, dalla memoria familiare che diventa memoria collettiva. Basterebbero questi versi dedicati alla madre per comprenderne l'autenticità:

Magia… materna

Da piccolo sono stato indemoniato

come una fiamma sempre accesa!

Ci …attaccavamo dietro ai camion, spesso, d’estate,

andavamo a fare il bagno negli anfratti… del fiume.

Se  tornavamo con un braccio slogato,

si andava da Antonio di Vito Rocco

ma, se c’era tristezza nello sguardo,

si procedeva con l’arocchio…

Mia madre era una  esperta della materia:

entrava, come una fata, nelle case del vicinato,​

a fare le siringhe a domicilio

e  l’affascino:

erano le sue competenze.

Aspettava, incurante del contagio,

i bollori della siringa.

Per l’affascino sapeva individuare

il sesso dell’affascinatore:

due sbadigli femmina, uno sbadiglio maschio

Bei tempi, ricchi di magia

e di tanta …poesia!

Nelle immagini evocate da questa poesia c'è molto più di un ricordo d'infanzia. C'è un mondo che riaffiora: quello delle madri che curavano, delle guaritrici popolari, dei riti tramandati, delle paure e delle speranze di una comunità. Cascini non li idealizza; li restituisce con affetto e con ironia, trasformando la memoria privata in patrimonio condiviso.




In un'epoca che misura tutto in termini di velocità, efficienza e centralità, Cascini e Lauletta ci ricordano una verità tanto semplice quanto preziosa: l'unicità della Lucania non risiede nell'essere diversa dalle altre terre, ma nella capacità di trasformare la memoria in futuro, la storia in poesia e la marginalità in una forma di consapevolezza. È forse questo il messaggio più bello del libro: che nessuna terra è davvero periferica quando continua a generare cultura, bellezza e memoria.

 

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